La Cina difende senza esitazioni la costruzione delle nuove piattaforme nelle isole Paracelso, nel Mar Cinese Meridionale, respingendo le accuse di militarizzazione e violazione del diritto internazionale. Il portavoce del Ministero degli Esteri ha dichiarato che “non esiste alcuna contestazione” sulla sovranità cinese nell’area e che le strutture, visibili da immagini satellitari diffuse da centri di ricerca indipendenti, rientrano nelle attività legittime di Pechino sul proprio territorio.
Una posizione che contrasta apertamente con quella di Vietnam e Filippine, che considerano le Paracelso parte delle rispettive zone economiche esclusive. Secondo fonti regionali, le nuove piattaforme includerebbero infrastrutture in grado di sostenere operazioni di sorveglianza e logistica, alimentando i timori di un ulteriore consolidamento della presenza cinese in un’area già teatro di tensioni crescenti. Pechino insiste però sul carattere “civile” delle installazioni, presentandole come supporto alla pesca, alla ricerca marina e alla gestione delle emergenze. Una narrazione che molti analisti giudicano poco convincente, alla luce della progressiva espansione delle capacità militari cinesi nel quadrante.
Gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione, invitando tutte le parti a evitare azioni che possano destabilizzare la regione. Anche l’Unione Europea ha richiamato l’importanza della libertà di navigazione e del rispetto delle sentenze internazionali, in particolare quella del 2016 che aveva invalidato le rivendicazioni cinesi sulle “linee a nove tratti”. Pechino, come sempre, considera quella decisione “priva di valore”. Il nuovo episodio conferma quanto il Mar Cinese Meridionale resti uno dei punti più delicati della geopolitica asiatica. Mentre le piattaforme continuano a prendere forma, la diplomazia regionale appare incapace di trovare un terreno comune. E la Cina, forte della sua posizione, sembra determinata a non arretrare di un millimetro.





