Il Belgio ha commemorato il decimo anniversario degli attacchi jihadisti che colpirono Bruxelles nel 2016, una delle giornate più tragiche della sua storia recente. Cerimonie sobrie ma intense si sono svolte all’aeroporto di Zaventem e alla stazione della metropolitana di Maelbeek, i due luoghi colpiti dalle esplosioni che causarono 32 morti e centinaia di feriti. Autorità, familiari delle vittime e cittadini comuni si sono riuniti per ricordare non solo chi perse la vita, ma anche il trauma collettivo che segnò profondamente il Paese.
Il primo ministro ha parlato di “ferite che non si rimarginano”, sottolineando come gli attacchi abbiano cambiato per sempre la percezione della sicurezza in Belgio e in Europa. Le commemorazioni hanno incluso un minuto di silenzio, la deposizione di corone di fiori e la lettura dei nomi delle vittime, un gesto che ogni anno rinnova il legame tra memoria e responsabilità civile. Presenti anche rappresentanti delle istituzioni europee, a testimonianza del carattere simbolico di Bruxelles come capitale dell’Unione. Negli ultimi dieci anni, il Belgio ha rafforzato le proprie misure antiterrorismo, investendo in intelligence, cooperazione internazionale e programmi di prevenzione della radicalizzazione. Tuttavia, molte famiglie continuano a denunciare ritardi nei risarcimenti e difficoltà nel percorso di riconoscimento delle vittime, un tema che resta aperto e che ha trovato spazio anche nelle parole dei rappresentanti delle associazioni.
La commemorazione di quest’anno ha assunto un tono particolarmente riflessivo, in un’Europa nuovamente attraversata da tensioni geopolitiche e timori di nuove minacce. Per il Belgio, ricordare gli attacchi del 2016 significa riaffermare la resilienza di una società che, pur colpita al cuore, ha scelto di rispondere con unità e determinazione. A dieci anni di distanza, la memoria resta un pilastro essenziale per costruire un futuro più sicuro e consapevole.





