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raid sul sito nucleare di Natanz
Immagine generata da AI: raid sul sito nucleare di Natanz

Escalation Iran-Usa-Israele: raid sul sito nucleare di Natanz e missili su base americana e inglese a Diego Garcia

AIEA: “Nessuna fuga radioattiva”. Katz: “Intensità dei raid aumenterà”. Ventidue Paesi pronti a proteggere Hormuz, Teheran minaccia di bloccare anche Bab el-Mandeb. Scontri Hezbollah-Idf nel sud del Libano
domenica, 22 Marzo 2026
2 minuti di lettura

La guerra contro l’Iran segna un nuovo salto con l’attacco all’impianto nucleare di Natanz e il tentativo iraniano di colpire la base anglo-americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano. Secondo fonti israeliane, il raid su Natanz sarebbe stato condotto dagli Stati Uniti con bombe bunker buster, mentre l’Idf ha negato un coinvolgimento diretto. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha riferito che non si registrano aumenti dei livelli di radiazioni al di fuori del sito e ha invitato alla “moderazione militare” per evitare incidenti nucleari. Il direttore generale Rafael Grossi ha ribadito la necessità di evitare “qualsiasi rischio di incidente nucleare”.

Natanz, cuore del programma nucleare iraniano, era già stato preso di mira nella guerra dei dodici giorni dello scorso anno. Il complesso ospita impianti sotterranei progettati per decine di migliaia di centrifughe ed è uno dei principali centri di arricchimento dell’uranio. In risposta, Teheran ha lanciato due missili balistici contro la base anglo-americana di Diego Garcia, a circa 4.000 chilometri di distanza. L’isola ospita una base strategica utilizzata dagli Stati Uniti per operazioni aeree a lungo raggio e il lancio segnala l’estensione della gittata dei vettori iraniani.

Secondo Londra l’attacco è stato “sconsiderato” e rappresenta una minaccia per gli interessi britannici. I missili non hanno causato danni: uno avrebbe avuto un guasto tecnico, l’altro è stato intercettato da una nave statunitense. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato che “nei prossimi giorni l’intensità degli attacchi aumenterà significativamente”.

Pressioni su Hormuz

Sale a 22 il numero dei Paesi pronti a contribuire alla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Tra i firmatari figurano anche Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Stati europei, Giappone, Canada e Corea del Sud hanno condannato gli attacchi iraniani e chiesto la cessazione immediata delle minacce al traffico commerciale. Fonti vicine ai Guardiani della Rivoluzione hanno inoltre avvertito che Teheran potrebbe colpire lo stretto di Bab el-Mandeb se gli Stati Uniti intervenissero contro l’isola petrolifera di Kharg. Il passaggio collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano ed è una rotta cruciale per il traffico energetico globale.

Attacchi nel Golfo e in Libano

Media statali iraniani hanno sostenuto che missili e droni abbiano colpito infrastrutture militari negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait, inclusi hangar e depositi di carburante nelle basi di Al-Minhad e Ali Al Salem. Le affermazioni non sono state verificate. Abu Dhabi ha dichiarato di aver intercettato tre missili balistici e otto droni lanciati dall’Iran. Hezbollah ha riferito di scontri con l’esercito israeliano nelle località di Khiam e Naqura, nel sud del Libano, affermando di aver respinto tentativi di avanzata. Non sono arrivate conferme indipendenti. Gli Houthi yemeniti hanno ribadito il sostegno a Teheran, definendo il conflitto “un’aggressione americano-sionista”.

Diplomazia iraniana

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in un colloquio con il premier indiano Narendra Modi, ha indicato nella “cessazione immediata delle aggressioni” da parte di Stati Uniti e Israele l’unica via per fermare il conflitto, invitando i Brics a un ruolo indipendente. Secondo fonti di intelligence statunitensi e israeliane, il leader supremo Mojtaba Khamenei sarebbe ancora vivo, mentre la gestione operativa sarebbe in parte nelle mani dei Guardiani della Rivoluzione.

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