Un accordo segreto da 40 milioni di dollari tra gli Stati Uniti e alcuni governi africani per facilitare le deportazioni si è trasformato in un caso politico internazionale, dopo che decine di migranti sono rimasti bloccati in Guinea Equatoriale senza documenti né assistenza. Secondo fonti diplomatiche, l’intesa prevedeva finanziamenti americani in cambio della disponibilità di alcuni Paesi africani ad accogliere migranti espulsi dagli USA, anche quando non erano cittadini di quegli Stati.
Un meccanismo opaco che, nelle intenzioni di Washington, avrebbe dovuto alleggerire la pressione sul sistema di rimpatrio, ma che ora rischia di diventare un boomerang. La vicenda è esplosa quando un gruppo di migranti, provenienti da diverse nazioni dell’Africa occidentale, è stato trasferito in Guinea Equatoriale e poi abbandonato in una struttura temporanea senza alcuna prospettiva di ricollocamento. Le autorità locali, messe di fronte alla situazione, hanno negato di aver autorizzato l’ingresso del gruppo e hanno accusato gli Stati Uniti di aver agito unilateralmente.
Il governo equato guineano ha chiesto chiarimenti immediati, mentre organizzazioni umanitarie denunciano violazioni dei diritti fondamentali. A Washington, l’amministrazione si è limitata a parlare di “collaborazioni operative con partner africani”, evitando di confermare l’esistenza dell’accordo. Tuttavia, documenti trapelati alla stampa suggeriscono che l’intesa fosse attiva da mesi e coinvolgesse più Paesi, con fondi destinati ufficialmente a programmi di sicurezza e gestione delle frontiere. L’opposizione americana ha chiesto un’indagine parlamentare, definendo la vicenda “un grave abuso di procedure migratorie”. Intanto, i migranti rimangono in un limbo, senza status legale e senza possibilità di tornare nei Paesi d’origine.





