Lo scandalo di corruzione che sta travolgendo la Slovenia si aggrava di giorno in giorno, e il primo ministro Robert Golob ha deciso di rivolgersi direttamente all’Unione Europea per chiedere un’indagine indipendente. In una dichiarazione ufficiale, Golob ha parlato di “una crisi di fiducia che rischia di compromettere la tenuta democratica del Paese”, sottolineando la necessità di un intervento esterno per garantire trasparenza e credibilità. La richiesta è stata inviata alla Commissione europea e all’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), con l’obiettivo di coinvolgere osservatori internazionali nella verifica dei contratti pubblici e delle procedure di appalto. Al centro dell’inchiesta ci sono presunti favoritismi e tangenti legati a progetti infrastrutturali finanziati con fondi europei, in particolare nel settore energetico e dei trasporti.
Diversi funzionari governativi e imprenditori sono già stati interrogati, mentre la magistratura slovena ha aperto nuovi fascicoli che potrebbero coinvolgere anche membri dell’esecutivo. Golob, che ha fatto della lotta alla corruzione uno dei pilastri del suo mandato, si trova ora a gestire una tempesta politica che minaccia la stabilità del governo e la reputazione internazionale della Slovenia. La mossa di coinvolgere Bruxelles è vista da alcuni come un atto di coraggio istituzionale, da altri come un tentativo di prendere le distanze da una crisi che potrebbe avere radici più profonde.
In Parlamento, le opposizioni chiedono dimissioni e nuove elezioni, mentre la società civile si mobilita con manifestazioni e appelli per una riforma radicale del sistema di controllo. L’UE, dal canto suo, ha accolto la richiesta con cautela, promettendo una valutazione preliminare prima di avviare eventuali missioni ispettive.





