Mentre il rublo si indebolisce nonostante il rialzo del petrolio, il Consiglio europeo si è chiuso senza accordo sul prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina. Il veto dell’Ungheria è arrivato dopo oltre un’ora e mezza di confronto. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha definito la posizione di Budapest “inaccettabile” e contraria alla leale cooperazione, giudizio condiviso dalla maggioranza dei leader. Viktor Orbán ha subordinato il via libera al ripristino delle forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, interrotte dopo i danni causati da attacchi russi. Anche la Slovacchia mantiene una linea simile. Senza quei fondi, secondo fonti europee, Kiev rischia di non poter sostenere il bilancio oltre maggio. “All’attuazione del prestito dobbiamo arrivare”, ha dichiarato Emmanuel Macron. Sulla stessa linea il cancelliere tedesco Friedrich Merz: “Il principio dell’Ue è la lealtà e l’affidabilità”.
Energia e tensioni politiche
Per sbloccare lo stallo, Bruxelles ha inviato una missione tecnica in Ucraina per valutare lo stato dell’oleodotto Druzhba. Naftogaz ha confermato l’arrivo degli esperti europei, incaricati di contribuire al ripristino e alla sicurezza delle infrastrutture. Il blocco delle forniture ha alimentato lo scontro politico. Ungheria e Slovacchia accusano Kiev di ritardare la riattivazione per motivi politici. Nel 2025 il transito nel tratto ucraino dell’oleodotto è sceso ai minimi da dieci anni, a 9,7 milioni di tonnellate. Kiev collega direttamente energia e guerra: l’aumento dei prezzi, legato anche alla crisi in Medio Oriente, “rafforza la capacità offensiva russa”. Per questo chiede di intensificare la pressione su Mosca, con nuove sanzioni e il sequestro delle petroliere della flotta ombra.
Scenario internazionale
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha respinto le accuse rivolte a Kiev: “Dire che Zelensky non voleva un accordo mi pare forte. Allo stato attuale mi pare che la Russia non vuole nessun tipo di accordo”. Il comandante ucraino Oleksandr Syrsky ha avvertito che Mosca prevede di reclutare altri 409mila soldati nel 2026, segnale di una guerra destinata a prolungarsi. Sul piano globale, negli Stati Uniti si accusa l’amministrazione Biden di aver esaurito le scorte di armi a causa del sostegno a Kiev, mentre Washington rafforza l’asse con Israele e attacca l’Iran, definito portatore di una “ideologia messianica violenta”. A Minsk, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha incontrato un emissario statunitense per un possibile scambio tra liberazione di prigionieri politici e alleggerimento delle sanzioni. Nel Baltico, l’Estonia ha convocato un diplomatico russo dopo la violazione del proprio spazio aereo da parte di un caccia di Mosca.
Attacchi e scambi di prigionieri
Sul terreno continuano i combattimenti. Nella regione di Sumy tre civili sono stati uccisi in attacchi russi, mentre a Odessa droni hanno colpito edifici residenziali causando almeno tre feriti. Mosca ha rivendicato avanzamenti nella regione di Donetsk, anche se fonti ucraine indicano alcune aree ancora nella “zona grigia”. La Russia accusa Kiev di colpire infrastrutture energetiche nel Mar Nero. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito queste operazioni “irresponsabili e sconsiderate”, avvertendo sui rischi per i mercati globali dell’energia.
Attacchi di droni ucraini hanno colpito anche il territorio russo, con un morto a Sebastopoli e diversi feriti tra Crimea e regione di Stavropol. Il Cremlino ha confermato una pausa nei negoziati trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina. “Il gruppo trilaterale è in pausa”, ha dichiarato Peskov, collegando lo stop alla crisi internazionale. Nonostante lo stallo, proseguono i contatti per nuovi scambi di prigionieri. La commissaria russa per i diritti umani Tatyana Moskalkova ha spiegato che “i negoziati sono in corso” e che le liste sono già state definite, senza indicare tempistiche.





