0
Volodymyr Zelensky Presidente Ucraina e Keir Starmer Primo Ministro inglese

Ucraina, patto con Londra sui droni mentre l’Ue accelera l’adesione. Scontro su energia e sanzioni

Zelensky nel Regno Unito incontra Carlo III, Starmer e Rutte e firma un’intesa militare. Bruxelles conferma le sanzioni a Mosca e avanza nei negoziati con Kiev
mercoledì, 18 Marzo 2026
2 minuti di lettura

L’Ucraina rafforza i rapporti militari con il Regno Unito mentre si registrano nuovi progressi nel percorso di adesione all’Unione europea. A Londra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato re Carlo III, il primo ministro Keir Starmer e il segretario generale della Nato Mark Rutte per rafforzare la cooperazione nella difesa, con un focus sulla minaccia crescente dei droni a basso costo, ormai centrali nella strategia russa.“Stanno aumentando rapidamente il numero di droni, sempre più economici”, ha avvertito Zelensky, sottolineando che Mosca si sta progressivamente allontanando dall’uso massiccio dei missili. L’intesa con Londra mira a combinare l’esperienza operativa ucraina con la capacità industriale britannica per sviluppare nuove tecnologie e rafforzare la difesa. L’intesa si inserisce in un più ampio processo di riarmo e coordinamento europeo, in cui la guerra in Ucraina sta accelerando investimenti comuni e integrazione tra industria militare e capacità operative degli alleati. Sul piano politico, la visita si intreccia con il percorso di integrazione europea, che procede nonostante le tensioni interne all’Unione. Bruxelles ha trasmesso i parametri per gli ultimi cluster negoziali, completando il quadro tecnico necessario all’adesione. “L’Ucraina dispone ora dell’intero insieme dei requisiti”, ha dichiarato la premier Yulia Svyrydenko, parlando di un percorso che entra nella fase decisiva.

Energia e divisioni europee

Il fronte energetico resta però uno dei punti più critici, in particolare tra Kiev Ungheria e Slovacchia, che accusano l’Ucraina di aver messo a rischio le forniture. L’oleodotto Druzhba, danneggiato a fine gennaio, dovrebbe tornare pienamente operativo entro circa sei settimane, secondo Kiev, che ha assicurato anche la disponibilità a offrire rotte alternative per i flussi. L’Unione europea ha promesso supporto tecnico e finanziario per le riparazioni, mentre il presidente del Consiglio europeo António Costa ha ribadito che la priorità è “garantire la sicurezza energetica” senza tornare alla dipendenza da Mosca. Una linea contestata apertamente dall’Ungheria. Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha accusato Bruxelles e Kiev di aver orchestrato il blocco delle forniture verso alcuni Paesi membri, definendolo “un gioco politico” e chiedendone la revoca immediata. Budapest ha anche sollecitato la sospensione dei dazi sui fertilizzanti provenienti da Russia e Bielorussia, denunciando rischi per la produzione agricola europea. Divergenze che riflettono un dibattito più ampio. Il premier belga Bart De Wever ha chiarito le sue recenti dichiarazioni sull’eventuale riavvicinamento a Mosca, spiegando che qualsiasi normalizzazione economica sarebbe possibile solo dopo una pace “accettabile per l’Ucraina e per l’Europa”. Anche dall’Italia arriva una linea più prudente sull’allargamento. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che il processo di adesione dovrà dare priorità ai Paesi balcanici. Costa ha sintetizzato la posizione dell’Unione: “Verrà il giorno in cui dovremo parlare con la Russia, ma non è ancora il momento”.

Critiche degli economisti

In questo contesto, il dibattito sulle scelte energetiche europee resta acceso. L’economista premio Nobel Joseph Stiglitz ha criticato le strategie adottate dopo l’invasione russa, accusando l’Ue di aver puntato troppo sul gas liquefatto invece che sulle rinnovabili. “Il sole e il vento non sono perfettamente affidabili, ma sono più affidabili di Putin e di Donald Trump”, ha affermato, sostenendo la necessità di una carbon tax superiore ai 100 euro per tonnellata. Il portavoce del Cremlino Kirill Dmitriev ha sostenuto che l’Europa sarà “costretta a tornare a chiedere gas russo”, evocando un possibile shock energetico nei prossimi anni.

Minacce e guerra ibrida

Sul piano geopolitico, Mosca continua ad alzare i toni. Il segretario del Consiglio di sicurezza russo Serghei Shoigu ha parlato di un “sistema di 56 Paesi” impegnato in attività ostili contro la Russia, tra sabotaggi e operazioni contro infrastrutture critiche. Nel frattempo, un rapporto del Servizio europeo per l’azione esterna segnala un aumento delle interferenze straniere: 540 incidenti registrati nel 2025, con l’Ucraina principale bersaglio. Il 29% delle operazioni è attribuito alla Russia e il 6% alla Cina, mentre la maggior parte resta formalmente non attribuita ma riconducibile a reti coordinate. Le campagne si sviluppano su larga scala, con oltre 10.000 canali coinvolti e una forte presenza sui social, in particolare su X e Telegram, utilizzati per amplificare contenuti e influenzare l’opinione pubblica.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

Lavoro e Veronese (Uil): Cassa integrazione, segnali di difficoltà per l’intero sistema produttivo

Cassa integrazione, dalle ore autorizzate nuovo segnale di difficoltà per…

Energia e Superbonus. Granelli (Confartigianato): “Priorità al taglio delle bollette e Bonus edilizia”

“Ridurre i costi dell’energia e l’impatto dell’inflazione e risolvere il…