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Porto con container bloccati

Export agroalimentare in crisi tra guerra e rincari

Coldiretti denuncia speculazioni sul gasolio: traffici rallentati, costi in aumento e oltre 2 miliardi di vendite a rischio nei mercati del Medio Oriente
martedì, 17 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Export agroalimentare a rischio: guerra e rincari mettono in ginocchio le imprese. È la sintesi della Coldiretti che denuncia speculazioni sul gasolio e lancia l’allarme sui mercati esteri: danni già per oltre 2 miliardi nel Medio Oriente. Oltre all’impennata dei costi di produzione, con il prezzo del gasolio agricolo alle stelle che ha spinto Coldiretti a presentare un esposto in Procura contro possibili speculazioni, è il blocco dei traffici commerciali legato alla guerra in Iran a colpire duramente l’export agroalimentare italiano.

Giorno di mobilitazione

I primi effetti si registrano nei mercati del Medio Oriente, dove il valore complessivo delle vendite di prodotti Made in Italy supera i 2 miliardi di euro. È l’allarme lanciato da Coldiretti durante la mobilitazione che ha portato a Palermo 3mila agricoltori, riuniti al Teatro Politeama insieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo, al presidente regionale Francesco Ferreri e al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

I prodotti nel mirino

A essere maggiormente colpiti sono i prodotti deperibili, in particolare florovivaismo e ortofrutta. Le mele, ad esempio, trovano nell’area mediorientale un mercato chiave, pari al 13% del valore dell’export. Lo stop al traffico marittimo nel Golfo arriva inoltre nel pieno della campagna floricola, con circa mille container destinati ai Paesi dell’area e ordini già acquisiti che stanno subendo una brusca frenata. Alcune spedizioni già partite sono state deviate verso l’India, con il rischio di compromettere la qualità dei prodotti.

Tempi e rotte lunghe

A complicare ulteriormente il quadro sono le scelte delle principali compagnie di navigazione, che stanno evitando il passaggio nel Canale di Suez, allungando tempi e costi delle rotte commerciali e aggravando le difficoltà logistiche per le esportazioni italiane.

L’impennata delle materie prime

Nel frattempo, si registrano nuovi rincari anche per le materie prime: aumentano i prezzi della plastica utilizzata per vasi e impianti di irrigazione, mentre continuano a salire i costi di energia e carburanti, anche per effetto di possibili manovre speculative. Nei giorni scorsi Coldiretti ha infatti presentato un esposto alla Procura di Roma e alla Guardia di Finanza contro gli aumenti ingiustificati del gasolio agricolo, mentre crescono anche le tensioni sul fronte dei fertilizzanti.

Ai Palermo contro il falso Made in Italy

La mobilitazione di Palermo è stata anche l’occasione per rilanciare la battaglia contro il cosiddetto “falso Made in Italy”, legato alla norma dell’ultima trasformazione del codice doganale, che consente a prodotti stranieri di ottenere formalmente l’etichetta italiana dopo una minima lavorazione. È il caso, ad esempio, di carni suine o avicole estere vendute come italiane o di conserve e succhi che acquisiscono la nazionalità solo in fase di trasformazione.

Chi attacca le eccellenze

Una pratica che penalizza le eccellenze nazionali, comprese quelle siciliane come agrumi, pistacchi e mandorle, e che si estende anche a prodotti come mozzarelle realizzate con latte straniero, sughi con concentrato di pomodoro cinese o pasta prodotta con grano canadese.

Obbligo di etichettatura

Per questo Coldiretti torna a chiedere l’introduzione dell’obbligo di etichettatura di origine per tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione Europea, a tutela delle imprese e dei consumatori.

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