Migliaia di volantini sono piovuti dal cielo su Beirut, lanciati dall’aviazione israeliana in una delle operazioni psicologiche più visibili degli ultimi mesi. I messaggi, scritti in arabo, invitano i residenti a “disarmare Hezbollah” e a “non permettere che il gruppo trascini il Libano verso una nuova guerra”. L’iniziativa arriva in un momento di tensione crescente lungo il confine meridionale, dove gli scontri tra l’esercito israeliano e le milizie sciite si sono intensificati dopo settimane di scambi di artiglieria e raid mirati.
Secondo fonti locali, i volantini sono stati lanciati su diversi quartieri della capitale, inclusi sobborghi densamente popolati dove Hezbollah mantiene una presenza radicata. Le autorità libanesi hanno condannato l’operazione definendola “una violazione della sovranità nazionale” e un tentativo di destabilizzare ulteriormente un Paese già provato da crisi economica, politica ed energetica. Hezbollah, dal canto suo, ha liquidato l’iniziativa come “propaganda inutile”, accusando Israele di voler seminare paura tra i civili. Gli analisti regionali interpretano il gesto come un segnale duplice: da un lato, Israele vuole esercitare pressione psicologica sul movimento sciita, dall’altro cerca di sondare l’umore della popolazione libanese, sempre più divisa sul ruolo di Hezbollah nella sicurezza nazionale.
Negli ultimi anni, infatti, il gruppo ha consolidato il proprio arsenale e la propria influenza politica, ma al tempo stesso è diventato bersaglio di critiche interne per il coinvolgimento in conflitti regionali e per l’impatto delle sue attività sull’economia del Paese. La comunità internazionale osserva con preoccupazione. Le Nazioni Unite hanno invitato entrambe le parti alla moderazione, ricordando che il Libano vive una delle peggiori crisi della sua storia recente e che un’escalation militare potrebbe avere conseguenze devastanti.





