Un gruppo di esperti internazionali ha lanciato un allarme sulla crescente diffusione di sistemi di sorveglianza di massa basati sull’intelligenza artificiale in diversi Paesi africani, denunciando violazioni sistematiche delle libertà civili e dei diritti fondamentali. Secondo un rapporto pubblicato da Privacy Watch Africa e sostenuto da ricercatori indipendenti, tecnologie di riconoscimento facciale, tracciamento biometrico e analisi predittiva vengono implementate senza adeguate garanzie legali, spesso con il supporto di aziende estere e in assenza di trasparenza. Il documento cita casi in Kenya, Nigeria, Uganda e Ruanda, dove telecamere intelligenti e software di sorveglianza sono stati installati in spazi pubblici, scuole e infrastrutture strategiche.
In molti casi, i cittadini non sono informati sull’uso dei loro dati, né hanno accesso a meccanismi di tutela. “Stiamo assistendo a una normalizzazione della sorveglianza invisibile,” ha dichiarato la giurista sudafricana Thandi Mokoena, “che rischia di trasformare lo spazio pubblico in un laboratorio di controllo sociale”. Le tecnologie, spesso fornite da aziende cinesi ed europee, vengono presentate come strumenti per migliorare la sicurezza urbana e combattere il crimine, ma gli esperti avvertono che l’assenza di regolamentazione favorisce abusi. In alcuni casi, i dati raccolti sono stati utilizzati per reprimere manifestazioni politiche, monitorare oppositori e limitare la libertà di stampa.
Il rischio, secondo il rapporto, è che l’Africa diventi un terreno di sperimentazione per modelli di sorveglianza che altrove sarebbero considerati inaccettabili. Le organizzazioni per i diritti umani chiedono una moratoria sull’uso di tecnologie invasive fino all’adozione di normative chiare e condivise. Alcuni governi africani, tuttavia, difendono le scelte fatte, sostenendo che l’IA può contribuire alla modernizzazione e alla sicurezza.





