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sanzioni Russia G7
Emmanuel Macron, Presidente Francia

Ucraina, il G7 conferma le sanzioni alla Russia. Macron: “La crisi in Medio Oriente non cambia la linea”

Via libera al rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve Aie per stabilizzare i mercati. Von der Leyen: “Non è il momento di allentare le sanzioni”. Meloni: “passaggio necessario”
giovedì, 12 Marzo 2026
3 minuti di lettura

Il G7 ha deciso di mantenere le sanzioni contro la Russia nonostante la crisi energetica legata alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Lo ha confermato il presidente francese Emmanuel Macron dopo una teleconferenza tra i leader del gruppo. Secondo Macron, l’escalation in Medio Oriente e le tensioni sui mercati petroliferi “non giustificano in alcun modo un allentamento della pressione su Mosca”. I leader del G7 hanno anche sostenuto la decisione dell’Agenzia internazionale per l’energia di immettere sul mercato 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche per stabilizzare i prezzi. Sulla stessa linea la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: “Non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia”.

Bruxelles valuta nuove misure per ridurre le entrate energetiche del Cremlino, incluso un possibile rafforzamento del tetto al prezzo del petrolio. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito il ventesimo pacchetto di sanzioni europee “un passaggio necessario per ridurre le risorse che alimentano la macchina bellica russa”. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avvertito che revocare le sanzioni significherebbe “riconoscere come legittima questa guerra”. In un’intervista ha inoltre lanciato un nuovo allarme sull’evoluzione del conflitto: “Una guerra globale non sarebbe fatta solo di droni e missili ma anche di grandi operazioni terrestri e perdite enormi”. Il mondo, ha aggiunto, “non è preparato per una terza guerra mondiale”.

Missili Patriot e addestramento

Sul piano militare Kiev ha ricevuto nuovi sistemi di difesa aerea. Zelensky ha annunciato l’arrivo di una parte dei missili Patriot PAC 3 forniti da diversi partner europei. “La componente tedesca del pacchetto è arrivata ieri”, ha spiegato il presidente ucraino, ricordando che durante l’ultimo incontro del formato Ramstein è stata concordata la consegna di circa 35 missili. Parallelamente Berlino e Kiev hanno avviato una cooperazione militare inedita: istruttori ucraini saranno inviati nelle scuole dell’esercito tedesco per condividere l’esperienza maturata sul campo. “Abbiamo grandi aspettative”, ha dichiarato il generale Christian Freuding, sottolineando che l’esercito ucraino è oggi “l’unico con esperienza diretta di combattimento contro la Russia”. Esperti ucraini sono stati inoltre inviati in Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita per collaborare alla difesa contro i droni di fabbricazione iraniana.

Diplomazia e negoziati

Sul piano diplomatico l’inviato statunitense Steve Witkoff ha parlato di possibili segnali di svolta nei negoziati. “Le parti sono stanche e vediamo progressi rispetto ai primi incontri di Ginevra”, ha dichiarato, esprimendo la speranza che un accordo possa essere raggiunto entro l’anno. Il Cremlino ha confermato che il processo negoziale continuerà e ha indicato Istanbul come possibile sede di un nuovo round di colloqui. Il portavoce Dmitry Peskov ha precisato che non esistono ancora dettagli su tempi e formato delle trattative. Secondo Reuters, l’inviato russo Kirill Dmitriev si trova negli Stati Uniti per incontri informali con membri dell’entourage del presidente Donald Trump.

Attacchi e accuse reciproche

I combattimenti proseguono su entrambi i fronti. Mosca afferma di aver intercettato nella notte 185 droni ucraini diretti verso diverse regioni russe. Il Cremlino accusa Kiev e Londra di un attacco missilistico contro la città di Bryansk che avrebbe provocato sette morti e oltre quaranta feriti. Secondo Mosca sarebbero stati utilizzati missili britannici Storm Shadow con il supporto di specialisti occidentali. Kiev denuncia invece nuovi bombardamenti russi nelle regioni orientali: due persone sono morte nella regione di Sumy e altre due a Kharkiv negli attacchi dell’11 marzo. Le autorità ucraine sostengono inoltre di aver colpito uno stabilimento coinvolto nella produzione di componenti elettronici per droni e missili russi. Nelle stesse ore una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha affermato che la deportazione di bambini ucraini in Russia costituisce un crimine contro l’umanità e rappresenta “un modello di condotta diffuso e sistematico”.

Tensioni con l’Ungheria

All’interno dell’Ue restano tensioni sulle misure a favore di Kiev. Il veto di Ungheria e Slovacchia ha spinto diversi Paesi a valutare soluzioni alternative. Il contenzioso riguarda soprattutto la sospensione del transito di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, che rifornisce Budapest e Bratislava. La Commissione europea sta valutando anche un possibile sostegno finanziario per contribuire alla riattivazione delle forniture. Secondo Politico Europe, Bruxelles starebbe esaminando un piano di prestiti bilaterali tra Stati membri fino a 30 miliardi di euro per sostenere l’Ucraina aggirando eventuali blocchi politici. Il Financial Times riferisce inoltre di una presunta campagna di disinformazione orchestrata dal Cremlino per favorire il premier ungherese Viktor Orbán in vista delle elezioni del 12 aprile.

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