Come stanno cambiando le città italiane e quale spazio resta per i negozi di prossimità nei centri urbani? Quali effetti stanno producendo piattaforme digitali, nuovi modelli di consumo e trasformazioni demografiche sul tessuto commerciale? E quali strumenti servono per contrastare la desertificazione commerciale e rafforzare il ruolo delle economie di prossimità nella rigenerazione urbana? Sono questi i principali temi al centro della nuova analisi “Città e demografia d’impresa” realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio, che sarà presentata alla stampa giovedì 12 marzo alle ore 9.15 nella sede nazionale della Confederazione, in piazza G. G. Belli 2 a Roma. L’indagine verrà illustrata dal direttore dell’Ufficio Studi Mariano Bella e dal responsabile Urbanistica e Rigenerazione urbana Paolo Testa.
Chi getta la spugna
Dal rapporto emerge una contrazione profonda del tessuto commerciale italiano: negli ultimi dodici anni hanno cessato l’attività oltre 140mila imprese del commercio al dettaglio, tra negozi e ambulanti. Il fenomeno appare particolarmente evidente nei centri storici e nei piccoli comuni, dove la scomparsa delle attività non incide solo sull’economia locale ma anche sulla vivibilità degli spazi urbani.
Troppi locali commerciali vuoti
Un segnale critico riguarda anche i locali commerciali sfitti. In Italia si stimano per il 2025 circa 105mila negozi vuoti, un quarto dei quali inutilizzati da oltre un anno. La stima deriva dall’ipotesi di un saldo netto negativo di circa 7.500 attività l’anno, assumendo che tra il 2023 e il 2025 la rete commerciale abbia continuato a ridursi con lo stesso ritmo registrato tra il 2011 e il 2022.
La crisi per Regione
In valore assoluto le regioni con il maggior numero di locali sfitti sono quelle con la struttura commerciale più ampia: quasi 9.500 in Lombardia, oltre 9.100 in Veneto e poco meno di 9.000 in Piemonte. Se invece si considera il peso dei negozi vuoti rispetto al totale della rete distributiva, l’impatto maggiore riguarda alcune regioni più piccole: Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Liguria, dove risulta inutilizzato oltre un quarto delle attività censite.
Le stime volgono al peggio
Senza interventi mirati la situazione potrebbe peggiorare: le stime indicano che entro il 2035 potrebbero chiudere altre 114mila imprese del settore, pari a oltre un quinto di quelle oggi ancora attive, con effetti particolarmente severi per molte città medio-grandi del Centro-Nord, dove la densità commerciale sta diminuendo rapidamente. In alcune aree del Mezzogiorno il calo appare invece meno marcato, anche per effetto della riduzione della popolazione residente e di una minore diffusione degli acquisti online.
Costruire un nuovo modello
Per affrontare questa fase critica, Confcommercio propone la definizione di una Agenda Urbana Nazionale, da costruire insieme a Governo, Regioni e Comuni, sul modello delle esperienze già avviate in altri Paesi europei. L’obiettivo è creare un quadro stabile e coordinato di politiche urbane capace di valorizzare le economie di prossimità e rafforzare il ruolo delle imprese del terziario di mercato nella rigenerazione delle città.
Necessari programmi pluriennali
Tra le proposte: un coordinamento nazionale delle politiche urbane e territoriali, l’integrazione dei diversi programmi e fondi europei e nazionali – dal PNRR ai fondi di coesione – in una strategia unitaria per la rigenerazione urbana; il rafforzamento e l’armonizzazione dei Distretti Urbani dello Sviluppo Economico a livello regionale; e, nei comuni, la realizzazione di Programmi pluriennali per l’economia di prossimità.
Patti sociali per i negozi
Tra le misure indicate figurano anche patti locali per la riattivazione dei negozi sfitti con canoni calmierati, incentivi coordinati tra pubblico e privato, iniziative di animazione urbana e accompagnamento all’avvio d’impresa, oltre allo sviluppo di una logistica urbana più efficiente e sostenibile e di piattaforme di welfare territoriale che favoriscano la spesa nei negozi di quartiere.
Commercio e coesione sociale
“La desertificazione dei negozi è un problema economico, sociale e di coesione: ogni saracinesca abbassata significa meno sicurezza, meno servizi, meno attrattività e meno socialità nelle nostre città”, commenta il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. “Senza efficaci e tempestivi interventi di rigenerazione urbana, entro il 2035 rischiamo di avere vere e proprie città fantasma. Servono politiche nazionali e strategie condivise tra istituzioni, imprese e territori per sostenere il commercio di prossimità, con politiche fiscali più eque, accesso al credito più semplice e interventi per la riqualificazione degli oltre 100mila negozi sfitti”. Secondo Sangalli, una risposta concreta è rappresentata anche dal progetto Cities di Confcommercio, che punta a promuovere iniziative di rigenerazione delle aree urbane in declino, favorire un uso più equilibrato dello spazio urbano e valorizzare il ruolo delle economie di prossimità, con benefici sia per i residenti sia per l’attrattività turistica delle città.





