L’Intelligenza Artificiale entra nel welfare pubblico non come esercizio teorico, ma come scelta di Governo. Il convegno diffuso ‘IA e Lavoro: Welfare e intelligenza artificiale. Innovazione, servizi e tutela delle persone’, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con Inps e Inail, ha messo a confronto istituzioni nazionali, rappresentanti europei e organismi internazionali su una domanda concreta: come integrare gli algoritmi nei processi pubblici garantendo diritti, qualità dei servizi e fiducia.
Durante la mattinata, nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano a Roma, il Presidente dell’Inps Gabriele Fava ha affermato: “Gli enti di previdenza sono il luogo in cui la velocità degli algoritmi si deve confrontare con la giustizia”. Nel welfare pubblico, ha poi precisato, “la velocità non è un valore in sé, se non è comprensibile, tracciabile ed equa”. Il punto non è accelerare procedure, ma assicurarsi che ogni decisione resti leggibile e verificabile. È in questa coerenza che si rafforza il rapporto tra amministrazione e cittadini.
Nel pomeriggio, a Palazzo Wedekind, il giornalista Salvatore Santangelo ha collocato il confronto su una scala più ampia: “Chi controllerà l’Intelligenza Artificiale sarà destinato a controllare la matrice geopolitica del futuro”. La questione, ha spiegato, non riguarda solo l’efficienza amministrativa, ma la sovranità dei dati, la definizione di standard, la capacità europea di costruire un proprio modello. L’IA quindi come infrastruttura strategica.
Il messaggio della politica
Nel messaggio inviato ai partecipanti, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha evidenziato la portata della trasformazione in atto: “L’Intelligenza Artificiale ha ribaltato il paradigma perché a essere soppiantato non è più il lavoro fisico, ma quello intellettuale”. Per questo servono “regole etiche che mettano al centro la persona, i suoi diritti e i suoi bisogni”. L’obiettivo è governare il cambiamento, evitando che produca esclusione.
Il Ministro del Lavoro Marina Calderone ha richiamato la Legge 23 settembre 2025, n.132, definendola “l’approccio italiano all’Intelligenza Artificiale”. Con quella norma nasce l’Osservatorio per la valutazione dell’impatto dell’IA nel mondo del lavoro.
La “via italiana” è stata declinata operativamente da Vincenzo Caridi, Capo Dipartimento del Ministero del Lavoro, che ha presentato l’Osservatorio come un’architettura a più organi e introdotto il sistema SIO: “Governare l’Intelligenza Artificiale significa trasformare i dati in scelte operative”. Accanto alla cornice normativa, Calderone ha citato strumenti operativi come Appli, web coach per l’orientamento, ed Edo, progetto per le competenze digitali.
La trasformazione, ha chiarito, richiede formazione continua e politiche attive capaci di accompagnare lavoratori e imprese. Roxana Mînzatu, Vicepresidente esecutiva della Commissione europea, ha sintetizzato la prospettiva comunitaria: “La vera domanda non è se il lavoro cambierà, ma come guidare la transizione senza creare nuove vulnerabilità”. Il riferimento è all’AI Act, impianto che integra innovazione e tutela dei diritti.
Nel confronto tra Governi, Jean Pierre Farandou, Ministro del Lavoro della Francia, e Michel Scheffer, Sottosegretario al Lavoro della Germania, hanno insistito sulla necessità di evitare utilizzi distorsivi: “L’Intelligenza Artificiale deve essere un facilitatore, non uno strumento di sorveglianza”, ha spiegato Scheffer.
Il Ministro Adolfo Urso ha ribadito che “l’uomo deve restare al centro di ogni politica sull’Intelligenza Artificiale”, per poi richiamare investimenti e cooperazione europea.
Il livello internazionale
Dal piano multilaterale sono arrivati dati e analisi. Stefano Scarpetta, Direttore dell’Ocse, ha osservato che “l’IA oggi integra più che sostituire”, ma ha avvertito che l’assenza di linee guida può “erodere la fiducia”.
Mr. Lee, Direttore generale aggiunto dell’ILO, ha posto l’accento sulla qualità del lavoro e sulle tutele, ricordando che la sfida non è solo quantitativa, ma riguarda le condizioni dell’occupazione. Il messaggio condiviso è stato chiaro: l’Intelligenza Artificiale può accrescere capacità di analisi e produttività, ma deve essere inserita in un quadro regolato.
La strategia dell’INPS
La Direttrice generale dell’Inps Valeria Vittimberga ha delineato la visione dell’Istituto: “La differenza vera non la fa la tecnologia”. L’Italia non intende subire questa trasformazione, ma guidarla”. L’Inps sceglie di costruire un modello pubblico di Intelligenza Artificiale applicata al welfare. Tre le direttrici operative: sovranità dei dati, algoritmi spiegabili, servizi proattivi: “Non più il cittadino che insegue l’amministrazione, ma l’amministrazione che anticipa il bisogno”. È una ridefinizione del ruolo dell’ente: da soggetto che eroga prestazioni a infrastruttura capace di leggere segnali, prevenire fragilità, accompagnare transizioni. In questo quadro si inseriscono Siisl e Appli. Il primo è stato presentato come ecosistema digitale che integra politiche di inclusione, servizi territoriali e dati previdenziali, consentendo analisi dinamiche dei percorsi lavorativi e individuazione preventiva di situazioni di vulnerabilità. Il secondo opera sull’incontro tra competenze e opportunità, migliorando il matching e contribuendo a rendere più efficaci le politiche attive. Massimiliano D’Angelo, Direttore centrale Tecnologie informatiche e Innovazione, ha ricordato che “i dati sono la benzina dell’Intelligenza Artificiale” e che qualità, interoperabilità e sicurezza sono condizioni indispensabili.
Diego De Felice, Direttore centrale Comunicazione, ha posto l’accento sull’accessibilità: linguaggio chiaro e usabilità delle piattaforme rendono l’innovazione realmente fruibile.
Sovranità digitale, formazione e sostenibilità
Nel dibattito sono emerse riflessioni di sistema. Francesco Caio, del Politecnico di Milano, ha affermato che “in una società datificata, sovranità digitale e sovranità coincidono”.
Paola Nicastro Presidente e Amministratore delegato di Sviluppo Lavoro Italia, ha evidenziato che la trasformazione è già in atto nei territori e richiede politiche orientate dai dati.
Natale Forlani, Presidente Inapp, ha richiamato il valore delle competenze e della formazione continua come fattori di equilibrio.
In chiusura il Viceministro Maria Teresa Bellucci ha sintetizzato la visione: “L’Intelligenza Artificiale e il lavoro non sono alternative, ma strumenti che devono stare insieme”. La redistribuzione del valore generato dall’innovazione, ha sottolineato, deve tradursi in opportunità e coesione.





















