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Quirinale decorato con mimose

Per festeggiare con convinzione e sentimento la giornata internazionale della donna bisogna rispettarla ogni giorno

domenica, 8 Marzo 2026
2 minuti di lettura

La giornata internazionale della donna si festeggia l’8 marzo di ogni anno; nel prossimo anno sarà ricordata per il suo mezzo secolo di storia essendo stata adotta su impulso dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) nel 1977.

La strada è irta e impervia

Le problematiche che stanno sul campo sono tante e molte sono irrisolte non solo nel mondo, ma anche in Italia nonostante si manifestano specifiche volontà nella direzione dei diritti e nelle forme di tutele, garantiti in modo specifico dalla nostra Carta costituzionale. Giacciono sul tappeto questioni ataviche, dopo aver superato lo scoglio del diritto di voto (1946) e quello della parità di partecipare a concorsi pubblici in magistratura (1963). Permane aperta la vera parità di genere intorno a cui fonti ONU si sono promesse la data del 2030, quasi dietro l’angolo.

Vi erano persino trattamenti diversi in materia penale per il reato di uxoricidio abolito quasi di recente (1981), mentre non trova pace la configurazione del reato di femminicidio e dell’abuso/violenza sessuale di cui il “consenso/dissenso” sono ancora in discussione in Parlamento.

L’articolo 2 della Costituzione si esprime ancora al maschile quando al primo comma afferma che: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, …” Per fortuna che il successivo articolo 3 interviene per affermare uguaglianza e pari dignità sociale. Ma i suoi principi sono ancora in alto mare.

Esso recita: “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettivo partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. L’articolo 4 ribadisce che: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Non poteva essere altrimenti visto che proprio l’articolo 1 inizia affermando che: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Basti pensare che questi quattro articoli fino al 12 sono considerati “Principi fondamentali” e che in sostanza non sarebbero neanche oggetto di revisione costituzionale, come è espressamente detto per la Forma repubblicana (art. 139).

La donna lavoratrice

L’articolo 37 afferma che: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.” Il precedente articolo 36 è parimenti incisivo e categorico nell’affermare che: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunciarvi”.

Anche quest’anno nella giornata internazionale della donna non mancano le amarezze e i dissensi per i vuoti legislativi e per le non sufficienti garanzie e tutele che le competono perché possa svolgere pienamente il ruolo insostituibile e godere dei benefici costituzionalmente previsti, maternità in testa per la scarsità delle nascite seguita con grande preoccupazione.

A chi compete vigilare sulla completa attuazione della Costituzione, della quale quest’anno festeggiamo i suoi 80 anni di vita?

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