L’Iran ha annunciato la conclusione della “venticinquesima ondata” di attacchi contro “centri militari e di supporto del nemico americano-sionista”, con missili e droni lanciati contro Israele e basi statunitensi negli Emirati e in Kuwait. Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che Teheran non intende colpire i Paesi della regione, a meno che da quei territori non partano operazioni militari contro la Repubblica islamica.
Il capo dello Stato ha anche chiesto scusa agli Stati del Golfo per gli attacchi degli ultimi giorni, definendoli il risultato di un “malinteso”. “Non abbiamo attaccato i nostri Paesi amici e vicini, ma abbiamo preso di mira basi e strutture militari statunitensi nella regione”, ha scritto su X. Teheran, ha aggiunto, intende mantenere “relazioni amichevoli basate sul buon vicinato e sul rispetto della sovranità”, ma continuerà a difendersi “dall’aggressione militare degli Stati Uniti e del regime sionista”. Pezeshkian ha inoltre respinto le richieste di resa avanzate da Washington: “Non ci arrenderemo mai a Stati Uniti e Israele. I nostri nemici dovranno portare questo desiderio nella tomba”.
L’offensiva Usa si allarga
La risposta americana resta durissima. Trump ha affermato che l’offensiva contro l’Iran potrebbe estendersi a nuovi obiettivi.“l’Iran sarà colpito molto duramente”, ha scritto su Truth, avvertendo che “ci sono aree e gruppi di persone che fino a questo momento non erano stati presi in considerazione come obiettivi, destinati alla distruzione completa e alla morte certa”.Parlando al vertice “Shield of the Americas” nel suo golf club di Doral, Trump ha rivendicato i risultati della campagna militare.
“Alla campagna in Iran darei 15 su una scala da 1 a 10”, ha dichiarato, sostenendo che sono state distrutte 42 navi iraniane e che i raid di Stati Uniti e Israele hanno “distrutto il sistema di comunicazioni e telecomunicazioni” del Paese. Nel frattempo il Regno Unito ha confermato che gli Stati Uniti stanno utilizzando basi britanniche per operazioni difensive contro i missili iraniani. Bombardieri americani B-1 sono stati avvistati nella base di Fairford, nel sud-ovest dell’Inghilterra.
Missili, droni e Hormuz
Intanto lLe sirene di allarme sono risuonate più volte a Tel Aviv e nel centro di Israele. Le autorità israeliane hanno dichiarato inoltre di aver distrutto sedici aerei della Forza Quds nell’aeroporto di Mehrabad, a Teheran. Nel Golfo Persico la Marina iraniana ha rivendicato un attacco con drone contro la petroliera “Louise P”, battente bandiera delle Isole Marshall ma indicata come “di proprietà statunitense”.
Sul traffico marittimo è intervenuto anche il portavoce delle forze armate iraniane Abolfazl Shekarchi: “Controlliamo lo Stretto di Hormuz, ma non lo chiuderemo”. Ha però avvertito che “le navi degli Stati Uniti e di Israele saranno prese di mira dalle forze armate iraniane”. La tensione è salita anche negli Stati della regione. Forti esplosioni sono state udite a Manama, capitale del Bahrain, mentre la Giordania ha accusato l’Iran di aver lanciato 119 missili e droni contro obiettivi nel Regno nella prima settimana di guerra, di cui 108 sarebbero stati intercettati.
Libano
Israele ha continuato a colpire anche il Libano orientale. Secondo il ministero della Sanità di Beirut, i raid nell’area di Baalbek e Nabi Sheet hanno provocato almeno 41 morti e decine di feriti. L’esercito israeliano ha invitato i residenti di alcune zone di Tiro a evacuare prima di nuovi attacchi contro infrastrutture di Hezbollah. La crisi sta avendo effetti anche sul mercato energetico. Il Kuwait ha annunciato una riduzione precauzionale della produzione e della raffinazione di petrolio a causa degli attacchi e delle minacce iraniane al traffico nello stretto di Hormuz.
Scenari politici
Secondo il Washington Post, un rapporto classificato del National Intelligence Council statunitense sostiene che anche un attacco su larga scala difficilmente riuscirebbe a rovesciare il sistema politico iraniano. Il documento conclude che l’establishment militare e religioso della Repubblica islamica sarebbe in grado di garantire la continuità del potere. La guerra continua intanto ad avere ripercussioni globali. La Farnesina ha reso noto che gli italiani ancora presenti nei Paesi del Golfo sono scesi a 7.374, mentre oltre 17.000 richieste di assistenza sono state gestite dalla task force attivata all’inizio della crisi.





