In Sicilia il costo del carburante risulta più alto rispetto alla media nazionale, mettendo in difficoltà il settore dell’autotrasporto merci e persone. A denunciarlo è la Cna Fita Sicilia, che parla di una “tempesta perfetta” causata da due fattori: l’aumento dei prezzi legato alle tensioni internazionali dopo l’inizio delle ostilità in Iran e il contenzioso giudiziario e finanziario tra Isab e Lukoil Italia sulla gestione della raffineria di Priolo, impianto che copre circa l’80% del fabbisogno dell’isola e un terzo di quello nazionale.
Secondo l’associazione, i rincari sarebbero ingiustificati perché il carburante attualmente venduto deriva da scorte acquistate prima dell’escalation. Le incertezze nella gestione dell’impianto e i blocchi temporanei delle forniture avrebbero inoltre contribuito a far lievitare i prezzi alla pompa.
La Cna stima che l’aumento del carburante possa comportare nel breve termine un aggravio di circa 3.000 euro per ogni impresa di autotrasporto, cifra che potrebbe superare i 15 mila euro se la crisi dovesse prolungarsi. L’associazione chiede quindi interventi urgenti: a livello nazionale un credito d’imposta straordinario finanziato con l’extra gettito Iva, mentre alla Regione Siciliana viene chiesta la convocazione di un tavolo di crisi sulla raffineria di Priolo e la creazione di un fondo regionale con contributi a fondo perduto del 30% per l’acquisto di carburante da parte delle imprese del settore.





