Il conflitto iraniano si allarga dal Libano al Golfo e, secondo le indicazioni che arrivano da Washington, potrebbe protrarsi ancora a lungo. Fonti citate da Axios riferiscono che il segretario di Stato Marco Rubio ha detto ai ministri degli Esteri di diversi Paesi arabi che la guerra “durerà diverse settimane”. Tra gli obiettivi militari indicati dagli Stati Uniti ci sono i lanciamissili, le scorte e le fabbriche di armamenti iraniane.
Rubio avrebbe però precisato che l’obiettivo ufficiale non è un cambio di regime, pur sostenendo la necessità di “persone diverse” alla guida della Repubblica islamica. Donald Trump, intanto, ha alzato ulteriormente il tono. “Non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non la RESA INCONDIZIONATA”, ha scritto su Truth, aggiungendo che dopo la fine del conflitto dovrà emergere una nuova leadership “giusta ed equa”, capace di “trattare bene gli Stati Uniti e Israele”.
Libano, Iran e Israele
Sul terreno continuano raid e scambi di fuoco. Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito la città di Tiro, nel sud del Libano, nei pressi dell’antico ippodromo e del campo profughi palestinese di Bass.
Almeno cinque persone sono morte e nove sono rimaste ferite in un altro attacco nella località di Duweir. Il ministero della Salute libanese ha aggiornato il bilancio dei bombardamenti a 217 morti e quasi 800 feriti dall’inizio della settimana. Parallelamente, l’aviazione israeliana ha dichiarato di aver ucciso a Teheran Ali Asghar Hijazi, capo ad interim dell’ufficio della Guida suprema.
Secondo l’esercito israeliano, circa cinquanta caccia hanno inoltre colpito una rete sotterranea utilizzata come centro di comando del regime.Israele riferisce anche che Hezbollah ha lanciato circa settanta razzi verso il nord del Paese, parte di “centinaia di razzi e droni” sparati negli ultimi giorni. L’Idf sostiene di aver colpito oltre 500 obiettivi del movimento sciita in Libano e di aver ucciso più di settanta combattenti.
Iraq e Golfo
Il conflitto coinvolge sempre più direttamente anche l’Iraq. Droni hanno attaccato installazioni legate agli Stati Uniti nel Kurdistan iracheno e la produzione di un giacimento petrolifero gestito da una società americana è stata sospesa dopo un raid contro l’impianto di Sarsang.
Diverse compagnie straniere hanno fermato temporaneamente le attività per precauzione.Baghdad e il governo regionale del Kurdistan hanno ribadito in una dichiarazione congiunta che “il territorio iracheno non deve essere utilizzato come base per lanciare attacchi contro i Paesi vicini”.
Teheran ha però avvertito che potrebbe colpire “tutte le installazioni” della regione se combattenti curdi dovessero attraversare il confine iraniano.
Diplomazia e evacuazioni di civili
Sul piano internazionale proseguono i contatti tra governi occidentali. Il premier britannico Keir Starmer ha parlato con Giorgia Meloni, Emmanuel Macron e Friedrich Merz, sottolineando la necessità di “un’intensa attività diplomatica e di uno stretto coordinamento militare”.
L’Italia ha organizzato il rientro dei propri cittadini dalla regione. Ieri un volo speciale Ita Airways è partito da Muscat con 165 italiani a bordo ed è arrivato in serata a Roma Fiumicino dopo uno scalo tecnico al Cairo.
Nel Mediterraneo, la portaerei francese Charles de Gaulle è entrata nello stretto di Gibilterra diretta verso l’area operativa, mentre l’Italia prepara l’invio della fregata missilistica Federico Martinengo nell’area di Cipro, nell’ambito di un dispositivo navale europeo. Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità ha avvertito che a Gaza le scorte mediche sono “criticamente basse”. Secondo l’Onu, circa 50 mila siriani hanno lasciato il Libano negli ultimi giorni per rientrare nel loro Paese, mentre il conflitto continua ad allargarsi nell’intera regione.
Stretto di Hormuz e energia
La crisi si riflette anche sulle rotte marittime del Golfo. La televisione di Stato iraniana ha riferito che una nave sarebbe stata colpita da un drone nello Stretto di Hormuz, parlando di un’imbarcazione “in fiamme”.
La marina britannica ha segnalato un altro incidente nella stessa area, dove un rimorchiatore sarebbe stato raggiunto da colpi di arma da fuoco. Gli Stati Uniti stanno valutando un piano per garantire il passaggio delle navi nello stretto, snodo strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. L’instabilità colpisce ormai tutto il settore energetico.
La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha fatto salire il prezzo del greggio di oltre il 10 per cento in una settimana. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina è arrivato a 3,11 dollari al gallone, alimentando tensioni interne alla Casa Bianca, dove la chief of staff Susie Wiles avrebbe chiesto misure urgenti per contenere i costi dell’energia.Nel frattempo TotalEnergies ed Eni hanno avviato l’evacuazione del personale straniero dai progetti petroliferi nel sud dell’Iraq.





