In una mossa che ha sorpreso anche gli ambienti più vicini alla Casa Bianca, il presidente Trump ha annunciato la nomina del senatore Markwayne Mullin alla guida del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), poche ore dopo aver rimosso Kristi Noem dall’incarico.
La decisione, comunicata con un breve messaggio ufficiale, segna un cambio di rotta nella gestione di uno dei dicasteri più delicati dell’amministrazione, responsabile della sicurezza delle frontiere, della lotta al terrorismo e della gestione delle emergenze. Secondo fonti interne, il licenziamento di Noem sarebbe maturato dopo settimane di tensioni legate alla gestione della crisi migratoria al confine meridionale e a divergenze strategiche con lo staff presidenziale.
Trump, che ha fatto della sicurezza interna uno dei pilastri della sua agenda, avrebbe perso fiducia nella capacità di Noem di attuare le misure più dure previste dal nuovo piano federale. La governatrice del South Dakota, chiamata a Washington per rafforzare il profilo politico del DHS, ha lasciato l’incarico senza commenti pubblici, ma alcuni suoi collaboratori parlano di “una rottura improvvisa e non negoziata”.
La scelta di Mullin, senatore dell’Oklahoma e figura vicina all’ala più conservatrice del Partito Repubblicano, è stata accolta con favore dai sostenitori del presidente. Ex imprenditore e membro delle commissioni su intelligence e sicurezza, Mullin è noto per le sue posizioni intransigenti su immigrazione e ordine pubblico.
Nel suo primo intervento da segretario designato, ha promesso “tolleranza zero verso chi minaccia la sicurezza degli Stati Uniti” e ha annunciato una revisione immediata dei protocolli di sorveglianza alle frontiere. L’opposizione ha criticato la nomina, definendola “una scelta ideologica che rischia di militarizzare ulteriormente il DHS”.





