0
Dall’umido all’energia: il biogas che può rendere l’Italia più autonoma

Dall’umido all’energia: il biogas che può rendere l’Italia più autonoma

Dalla digestione dei rifiuti organici si possono ottenere biogas, biometano e persino idrogeno. Al KEY – The Energy Transition Expo di Rimini il settore rilancia il ruolo strategico dell’organico nella transizione energetica dell’Italia, una filiera capace di trasformare gli scarti in energia rinnovabile e ridurre la dipendenza dalle importazioni
venerdì, 6 Marzo 2026
4 minuti di lettura

Alla fiera KEY – The Energy Transition Expo di Rimini 2026, uno degli appuntamenti cruciali per il panorama energetico internazionale, uno dei temi più discussi di questa edizione è stato il ruolo del biogas e del biometano ottenuti dai rifiuti organici urbani, la cosiddetta frazione umida della raccolta differenziata.

Tecnologie ormai mature, ma ancora in parte sottoutilizzate, che secondo molti esperti possono diventare uno dei pilastri della strategia energetica del Paese nei prossimi anni. Un argomento che è bene sottolineare per vincere le persistenti reticenze che gli italiani hanno nell’adoperarsi per la raccolta differenziata.

L’umido come risorsa energetica

Il principio alla base di questa filiera è semplice e rappresenta uno dei modelli più concreti di economia circolare. Attraverso la digestione anaerobica dei rifiuti organici, cioè gli scarti alimentari domestici, residui della ristorazione e della filiera agroalimentare, è possibile produrre biogas, una miscela di gas ricca di metano.

Questo gas rinnovabile può essere utilizzato direttamente per produrre energia oppure raffinato fino a diventare biometano, compatibile con la rete nazionale del gas e utilizzabile anche nei trasporti.

Parallelamente al gas il processo genera anche digestato, un residuo che può essere trasformato in fertilizzante naturale per l’agricoltura, chiudendo il ciclo tra città e campagna. È proprio questa capacità di trasformare uno scarto in più risorse, dall’energia ai nutrienti per i suoli, che rende la digestione anaerobica uno degli esempi più efficaci di economia circolare applicata alla gestione dei rifiuti.

La posizione dell’Italia nella filiera del biogas

Nel dibattito emerso durante la manifestazione è stato ricordato che l’Italia si colloca tra i Paesi europei più avanzati nel settore del biogas, grazie alla diffusione della raccolta differenziata dell’organico e alla presenza di numerosi impianti di digestione anaerobica. Secondo il Consorzio Italiano Biogas, che rappresenta gran parte della filiera nazionale, il biogas e il biometano possono contribuire in modo significativo alla sicurezza energetica del Paese.

Durante uno degli incontri della fiera il presidente Piero Gattoni ha sottolineato come questa tecnologia possa avere un ruolo chiave nella transizione energetica: “Il biometano rappresenta una risorsa strategica per l’Italia, perché consente di produrre energia rinnovabile programmabile e allo stesso tempo di valorizzare gli scarti organici. È una filiera che unisce agricoltura, gestione dei rifiuti ed energia, riducendo le emissioni e la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili”. Nonostante, però, questi punti di forza, molti operatori ritengono che il potenziale del settore non sia ancora pienamente sfruttato.

Dal biogas all’idrogeno

Un aspetto che ha attirato particolare attenzione durante gli incontri tecnici riguarda la possibilità di produrre, a partire dal biogas, nuovi vettori energetici. Attraverso processi di trasformazione chimica, infatti, il gas rinnovabile può essere utilizzato anche per generare idrogeno, una delle fonti energetiche su cui si concentrano molte strategie di decarbonizzazione.

Gli esperti presenti alla manifestazione hanno sottolineato che questa prospettiva rende il biogas una piattaforma energetica estremamente flessibile. “Il biogas non è solo una fonte di energia rinnovabile immediatamente disponibile”, hanno spiegato alcuni tecnici del settore durante i panel della fiera,“ma può diventare anche una base per la produzione di idrogeno rinnovabile, contribuendo a costruire un sistema energetico più diversificato e resiliente”. In questo senso, la valorizzazione dei rifiuti organici potrebbe avere un ruolo non solo nella gestione sostenibile dei rifiuti, ma anche nello sviluppo delle tecnologie energetiche del futuro.

Il nodo degli impianti

Nonostante le prospettive positivo una delle questioni più discusse riguarda la distribuzione degli impianti sul territorio nazionale. In diverse regioni italiane, soprattutto nel Centro e nel Sud, la carenza di strutture per il trattamento dell’organico costringe ancora a trasportare i rifiuti su lunghe distanze per essere trattati. Questa situazione comporta costi economici elevati e un aumento delle emissioni legate al trasporto.

Gli operatori del settore hanno quindi ribadito la necessità di accelerare la realizzazione di nuovi impianti di digestione anaerobica, semplificando al tempo stesso le procedure autorizzative che spesso rallentano i progetti.

La minaccia del nuovo Decreto bollette

Al problema degli impianti si aggiunge l’articolo 5 del recente Decreto Bollette 2026 (D.L. 21/2026), recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri e in vigore dal 21 febbraio 2026, che prevede la riduzione progressiva dei prezzi minimi garantiti (Pmg) per la generazione elettrica a biogas, biomasse e bioliquidi a partire dal 2026, fino a un azzeramento dal 2031.

“Il décalage dei Pmg introdotto dal decreto – denuncia in una nota Confagricoltura – cancella tutto il faticoso lavoro, anche da parte delle stesse amministrazioni pubbliche centrali, a tutela delle filiere agro-energetiche, che hanno assunto un valore strategico per l’economia dei territori, per la gestione sostenibile dei residui agricoli e forestali e per il rispetto alle normative ambientali sulla qualità delle acque, del suolo e dell’aria”.

“L’Italia”, prosegue la nota, “non può rinunciare a un’importante produzione elettrica rinnovabile, al 100% nazionale, il cui utilizzo ha forte valenza ambientale e garantisce una parte di rilievo dell’economia agricola e delle aree interne. A maggior ragione in un quadro geopolitico che sta producendo forti aumenti dei prezzi del gas, in grado di limitare gli impatti positivi della riduzione dei costi in bolletta previsti dalla misura”.

Con questa stretta sugli incentivi solo in Friuli Venezia Giulia sarebbero a rischio più di 100 impianti a biogas. Confagricoltura ovviamente non contesta la necessità di trovare soluzioni per diminuire il costo dell’energia, ma chiede, però, gradualità.

Un tassello della sicurezza energetica

Durante KEY – The Energy Transition Expo è stato ricordato più volte che lo sviluppo della filiera del biometano rappresenta anche uno degli obiettivi sostenuti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede incentivi per la conversione degli impianti esistenti e per la costruzione di nuove strutture dedicate alla produzione di gas rinnovabile.

L’obiettivo è aumentare progressivamente la quantità di biometano immessa nella rete nazionale e ridurre la dipendenza energetica dalle importazioni di combustibili fossili. In un Paese che importa ancora gran parte dell’energia che consuma, trasformare i rifiuti organici in gas rinnovabile e potenzialmente anche in idrogeno significa valorizzare una risorsa già disponibile sul territorio.

Il messaggio emerso dalla fiera di Rimini è quindi chiaro: la gestione dell’umido non riguarda più soltanto la raccolta differenziata, ma può diventare una componente strategica della politica energetica nazionale.

In questa prospettiva, ciò che oggi finisce nei bidoni dell’organico potrebbe rappresentare una parte non trascurabile dell’energia di domani. E i numeri parlano chiaro: in Italia si producono circa 3,7 milioni di metri cubi di biometano all’anno e, oltre al gas rinnovabile, si ottengono anche 18.000 tonnellate di compost per l’agricoltura. Un bell’aiuto considerato che circa un terzo dell’elettricità italiana è prodotta con gas naturale.

Cristina Calzecchi Onesti

Cristina Calzecchi Onesti

Giornalista ed esperta di comunicazione aziendale. Dopo esperienze in tutta la comunicazione, dagli uffici stampa alle Relazioni esterne, ai Rapporti istituzionali, per quasi dieci è stata assistente parlamentare, portavoce e spin doctor alla Camera e al Senato. Da sempre si occupa di politica, sociale, diritti civili e ambiente.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“Illimity”, le sfide della transizione energetica per Banca e Impresa

A Milano presso gli IBM Studios si è svolta ieri…

Von der Leyen suona la sveglia: “L’Ue deve cambiare marcia”

Il mondo è in trasformazione e l’Europa deve adeguarsi rapidamente.…