Nelle stesse ore in cui i canali negoziali con Mosca restano senza una nuova data, a Washington l’attenzione sembra spostarsi su un dossier molto più concreto e spendibile subito: la tecnologia ucraina per abbattere droni a basso costo. Il Financial Times riferisce che il Pentagono e almeno un governo del Golfo stanno discutendo l’acquisto di intercettori ucraini pensati per neutralizzare gli Shahed iraniani, dopo che nella regione sono stati impiegati anche costosi missili Patriot con scorte in calo. Anche l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha collegato esplicitamente i due fronti, sostenendo che Kiev può aiutare i Paesi del Golfo grazie alle capacità sviluppate contro i droni e avvertendo che la domanda di difesa aerea e intercettori sta esplodendo in entrambe le guerre, con un collo di bottiglia sulla produzione.
Lo stesso Zelensky, parlando a RaiNews24, ha detto che la guerra in Medio Oriente è “legata” a quella ucraina ma non ne è “figlia”, e ha avvertito che un conflitto lungo potrebbe ridurre consegne Usa di missili e sistemi di difesa aerea. Parallelamente, in un’intervista a The Independent, Volodymyr Zelensky ha affermato che l’Ucraina non ha mai ricevuto dai partner missili con gittata oltre 200 o 250 chilometri. Ha citato Storm Shadow britannici, SCALP francesi e una quantità limitata di ATACMS statunitensi, sostenendo però che le capacità a lungo raggio 500-1000 chilometri e oltre sono state sviluppate in Ucraina.
Aiuti e fratture europee
Da Berlino è arrivato un nuovo pacchetto, altri 200 milioni di euro per droni di ricognizione e protezione civile, con il ministro degli Esteri Johann Wadephul che ha respinto l’idea di uno spostamento di attenzione dall’Ucraina nonostante la crisi in Iran. Intanto in Polonia è entrata in vigore una legge che riduce gradualmente alcune prestazioni per i rifugiati ucraini, limitando l’accesso a specifiche misure soprattutto ai minori, a chi lavora e ai gruppi vulnerabili.
Il punto di rottura politico resta l’oleodotto Druzhba. Ieri Viktor Orbán ha promesso che Budapest “vincerà con la forza” e che eserciterà pressione “politica e finanziaria” per costringere Kiev a riprendere le forniture, senza “compromessi”. Zelensky ha risposto attaccando il veto ungherese a un pacchetto Ue da 90 miliardi di euro e ironizzando sul fatto che, se continua il blocco, i militari ucraini potrebbero “parlare nella loro lingua” con Orbán. Sul piano tecnico, Zelensky ha aggiunto che il Druzhba potrebbe tornare operativo in circa un mese e mezzo, dopo i danni subiti.
Guerra e segnali umanitari
La Marina ucraina ha dichiarato di aver abbattuto un elicottero antisommergibile russo Ka 27 sopra il Mar Nero. Sempre nel settore marittimo, secondo l’Autorità dei porti ucraina un drone russo ha danneggiato una nave civile panamense carica di mais vicino a Chornomorsk, nell’area di Odessa, mentre usciva dal porto verso il Mar Nero. Intanto Russia e Ucraina hanno scambiato 200 prigionieri per parte, dunque 400 persone complessive, con mediazione di Emirati e Stati Uniti. Mosca parla di prima tranche di uno scambio più ampio da 1000 persone.
Sicurezza energetica
Sul terreno diplomatico, gli Stati Uniti si sono uniti a Russia, Cina e Niger nel voto contrario a una risoluzione del Consiglio dei governatori dell’Aiea che denunciava gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine come minaccia alla sicurezza nucleare. Washington ha definito il testo “inutile” per la pace. È la prima volta che gli Usa votano contro una risoluzione di questo tipo. In questo frangente Mark Rutte ha sostenuto l’apertura di Macron sulla deterrenza nucleare, ma ha ribadito che il garante ultimo della sicurezza europea resta l’ombrello nucleare degli Stati Uniti. Da Mosca, il governo russo ha annunciato che discuterà presto l’ipotesi di sospendere l’export di gas verso l’Europa, mentre il Cremlino parla di “crisi energetica” europea in peggioramento.





