Il Senato ha respinto la proposta di legge che mirava a limitare l’autorità del presidente Trump nell’ambito della guerra in corso contro l’Iran, confermando di fatto il pieno mandato esecutivo per la prosecuzione delle operazioni militari. Il provvedimento, sostenuto da un gruppo bipartisan di senatori preoccupati per l’escalation del conflitto, avrebbe imposto al presidente di ottenere un’autorizzazione esplicita del Congresso per ogni ulteriore ampliamento dell’intervento.
Ma la mozione è stata bocciata con 52 voti contrari e 48 favorevoli, in una seduta tesa che ha visto scontri verbali tra falchi della sicurezza nazionale e sostenitori di un ritorno al controllo parlamentare sulle decisioni belliche. La proposta nasceva in risposta ai raid aerei e navali ordinati da Trump nelle ultime settimane, che hanno colpito obiettivi iraniani non solo in Medio Oriente ma anche lungo le rotte dell’Oceano Indiano. I promotori del disegno di legge temevano che l’assenza di un mandato formale potesse aprire la strada a un conflitto prolungato e senza supervisione. “Non possiamo permettere che una guerra si espanda senza che il Congresso abbia voce in capitolo,” ha dichiarato il senatore indipendente Mark Reynolds, tra i principali firmatari della mozione.
Dall’altra parte, i sostenitori della linea presidenziale hanno difeso la necessità di flessibilità operativa in un contesto definito “fluido e pericoloso”. Secondo il senatore repubblicano James Holloway, “limitare l’autorità del comandante in capo in questo momento sarebbe un segnale di debolezza verso i nostri nemici”. La Casa Bianca ha accolto con favore il risultato, definendolo “una conferma della fiducia del Congresso nella strategia del presidente”. La bocciatura della proposta ha suscitato reazioni contrastanti anche tra l’opinione pubblica.





