Gli Stati Uniti hanno espresso un sostegno esplicito al “diritto del Pakistan a difendersi” dagli attacchi provenienti dall’Afghanistan, un’affermazione che arriva nel momento più teso degli ultimi mesi tra Islamabad e il governo talebano. La dichiarazione del Dipartimento di Stato, diffusa all’indomani dei bombardamenti pakistani su Kabul e altre città afghane, riconosce la legittimità delle operazioni di autodifesa contro gruppi armati che operano oltre confine.
Washington ha definito i talebani un “gruppo terroristico globale”, sottolineando la gravità dell’escalation. Il sostegno americano giunge mentre Islamabad parla apertamente di “guerra aperta”, dopo che le forze talebane hanno colpito postazioni di frontiera, provocando una risposta aerea su larga scala. I talebani hanno dichiarato di essere disposti a negoziare, ma hanno accusato il Pakistan di aver violato la sovranità afghana con attacchi indiscriminati nelle principali città. La posizione degli Stati Uniti non è solo diplomatica: rappresenta un segnale politico forte in un contesto in cui la regione è già destabilizzata da mesi di tensioni.
Washington ha ribadito che Islamabad ha il diritto di proteggere il proprio territorio da gruppi armati che operano dall’Afghanistan, una linea che rafforza la narrativa pakistana e isola ulteriormente il governo talebano sul piano internazionale. Sul terreno, la situazione resta estremamente volatile. Le esplosioni registrate a Jalalabad e in altre aree orientali dell’Afghanistan testimoniano un conflitto che rischia di allargarsi, con pesanti perdite da entrambe le parti.
L’escalation è iniziata dopo mesi di relativa calma, interrotta da attacchi transfrontalieri sempre più frequenti e da accuse reciproche di ospitare gruppi ostili. Il sostegno americano potrebbe avere un duplice effetto: da un lato rafforzare la posizione negoziale del Pakistan, dall’altro irrigidire ulteriormente i talebani, che vedono nella mossa di Washington un allineamento ostile.



