La Silicon Valley ha scelto da che parte stare. In uno dei confronti più accesi tra tecnologia e politica degli ultimi anni, le principali aziende del settore si sono schierate pubblicamente a sostegno di Anthropic, la startup fondata da Dario Amodei, nel braccio di ferro con l’amministrazione Trump. Al centro della contesa, l’uso dell’intelligenza artificiale per scopi militari: il Pentagono ha imposto ad Anthropic di concedere accesso illimitato ai propri modelli per operazioni di sorveglianza e armamenti autonomi, ma l’azienda ha rifiutato, invocando principi etici e sicurezza globale.
La risposta della Casa Bianca è stata drastica: divieto per tutte le agenzie federali di utilizzare la tecnologia Anthropic e classificazione dell’azienda come “rischio per la catena di approvvigionamento”. Una mossa che ha scatenato reazioni immediate. Da Google a Meta, passando per ex dirigenti di OpenAI e venture capitalist di peso, la Silicon Valley ha messo da parte rivalità storiche per difendere il diritto delle aziende a porre limiti etici all’uso delle proprie tecnologieThe Financial Express.
Il CEO Amodei ha dichiarato che “nessuna intimidazione potrà costringerci a cedere sull’uso dell’IA per armi letali autonome o sorveglianza di massa”. La sua posizione ha trasformato Anthropic in un simbolo di resistenza, ma anche in un bersaglio politico. Alcuni analisti parlano di “tentato omicidio aziendale” da parte del governo, mentre altri vedono nella crisi un punto di svolta per ridefinire il rapporto tra innovazione e potere statale. Il conflitto, tuttavia, non è solo ideologico. In gioco ci sono centinaia di milioni di dollari in contratti pubblici, la credibilità internazionale degli Stati Uniti nel campo dell’IA e la possibilità che altre aziende seguano l’esempio di Anthropic. Silicon Valley, per ora, ha scelto di “tenere la linea”, ma lo scontro è appena iniziato. E potrebbe ridefinire per anni il perimetro della tecnologia civile e militare.



