“All’intelligenza artificiale non possiamo rispondere con la paura. Dobbiamo rispondere con la governance”. Lo ha affermato Vincenzo Caridi, Capo Dipartimento per le Politiche del Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, intervenendo all’evento “IA e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità”.
“Ogni rivoluzione tecnologica ha prodotto timori. E ogni rivoluzione tecnologica, se governata, ha prodotto progresso. L’intelligenza artificiale non fa eccezione”, ha sottolineato.
Secondo Caridi, la vera differenza non la farà la tecnologia in sé, ma la capacità delle istituzioni di orientare il cambiamento, evitando che la velocità delle transizioni generi nuove esclusioni. “Il rischio non è l’innovazione. Il rischio è lasciare indietro chi non riesce ad adattarsi. Il compito dello Stato è accompagnare le transizioni”.
Lavoro: Vincenzo Caridi, “IA leva di equità, non fattore di concentrazione”
Nel corso del confronto promosso dal Ministero su intelligenza artificiale e mercato del lavoro, Vincenzo Caridi, Capo Dipartimento del Ministero del Lavoro, ha richiamato la responsabilità pubblica nell’utilizzo dei nuovi strumenti digitali.
“L’IA aumenta la produttività, riorganizza settori, trasforma competenze. Ma può diventare anche uno strumento di equità”, ha spiegato.
Per il Capo Dipartimento, l’intelligenza artificiale può contribuire a individuare squilibri territoriali, monitorare l’efficacia reale delle misure, orientare la formazione verso i settori a maggiore domanda e prevenire esclusioni strutturali.
“La vera alternativa non è tra tecnologia sì o no. È tra tecnologia che concentra e tecnologia che include. La nostra scelta è chiara: governare l’innovazione per rafforzare la coesione sociale”, ha affermato.
Transizioni e competenze: Caridi, “Più velocità significa più responsabilità pubblica”
“La velocità è la cifra di questa fase storica. E più aumenta la velocità, più cresce la responsabilità delle istituzioni”. Così Vincenzo Caridi nel suo intervento all’evento “IA e lavoro”.
Secondo il Capo Dipartimento, l’automazione e l’uso esteso dell’intelligenza artificiale stanno ridisegnando processi produttivi, organizzazione del lavoro e fabbisogni professionali.
“La domanda non è se cambieranno i mestieri. È come accompagneremo chi dovrà aggiornare competenze o affrontare una transizione occupazionale”, ha spiegato, sottolineando la necessità di rafforzare politiche attive, formazione continua e strumenti di accompagnamento personalizzato.

“Uno Stato moderno non reagisce soltanto. Previene le fragilità e costruisce fiducia”.
Produttività e coesione: Caridi, “Nuovo patto sociale nell’era dell’IA”
Affrontando il nodo strutturale della sostenibilità del modello sociale, Caridi ha posto l’attenzione sul rapporto tra produttività e protezione sociale.
“L’intelligenza artificiale genera valore aggiuntivo e, in alcuni ambiti, sostituisce lavoro umano. Questo produce un extraprofitto tecnologico. La questione è come collegare quel nuovo valore alla sostenibilità del nostro modello sociale”, ha dichiarato.
Secondo il Capo Dipartimento, se la protezione sociale resta finanziata esclusivamente attraverso il salario umano mentre cresce la quota di valore generata da sistemi automatizzati, si rischia una tensione strutturale tra produzione e coesione.
“Non si tratta di colpire l’innovazione, ma di accompagnarla. Se la tecnologia libera produttività, quella produttività deve liberare opportunità: formazione continua, riqualificazione, politiche attive. Questo è il nuovo patto sociale nell’era dell’intelligenza artificiale”, ha concluso.



