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Legge elettorale

Legge elettorale, intesa nella maggioranza: proporzionale con premio al 40% e stop agli uninominali

giovedì, 26 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

La maggioranza accelera sulla riforma elettorale e chiude l’intesa dopo un ultimo confronto notturno. Il nuovo testo, che verrà depositato nelle prossime ore, archivia l’impianto dei collegi uninominali previsto dal Rosatellum e introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione che supera il 40% dei voti. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la stabilità. Il meccanismo prevede l’assegnazione di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione vincente oltre la soglia del 40%. Se nessuna lista o alleanza raggiunge quel risultato ma si colloca tra il 35% e il 40%, scatterebbe un ballottaggio.

Il nome del candidato premier non comparirà sulla scheda, ma sarà indicato nel programma della coalizione. Restano invariate le soglie di sbarramento già previste: 3% su base nazionale per i partiti che si presentano da soli, 10% per le coalizioni. Non trovano spazio le preferenze. L’ipotesi è stata valutata in diverse versioni, ma non ha raccolto consenso unanime; la Lega avrebbe espresso contrarietà alla loro reintroduzione.

Ridefinizione dei collegi

Sul tavolo anche la ridefinizione dei collegi. Secondo fonti di maggioranza, Fratelli d’Italia avrebbe proposto un aumento dei collegi plurinominali: da 49 a circa 58-60 alla Camera e da 26 a oltre trenta al Senato. Il premio di maggioranza verrebbe attribuito attraverso un listone di coalizione su base circoscrizionale, destinato a eleggere i seggi aggiuntivi. La scheda, in caso di approvazione definitiva, non si discosterebbe molto da quella attuale: al posto del candidato del collegio uninominale comparirebbero due o tre nomi indicati dalla coalizione per la circoscrizione, con sotto le liste dei partiti collegati. I collegi potrebbero essere ridisegnati anche oltre l’adeguamento legato ai dati Istat sulla popolazione.

Le opposizioni attaccano


l leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte accusa il Governo di concentrarsi sulle regole del voto e sulla riforma della giustizia invece che su salario minimo e condizioni dei lavoratori. Dura anche la posizione del Partito democratico: i Capigruppo di Senato e Camera, Francesco Boccia e Chiara Braga, insieme al capo delegazione a Bruxelles Nicola Zingaretti, parlano di priorità sbagliate in una fase segnata da emergenze economiche e sociali.

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