La Corte d’Appello di Hong Kong ha annullato la condanna per frode contro Jimmy Lai, il magnate dei media e storico attivista pro-democrazia, in quello che molti osservatori definiscono un episodio ormai raro di successo legale per una figura critica nei confronti di Pechino. La sentenza, emessa da un collegio di tre giudici, ha stabilito che il tribunale di primo grado aveva commesso errori sostanziali nel valutare le accuse legate all’uso degli spazi della sede di Apple Daily, il quotidiano fondato da Lai e chiuso nel 2021 sotto la pressione della legge sulla sicurezza nazionale.
La decisione arriva in un momento particolarmente delicato per l’attivista, che resta comunque in carcere a scontare una condanna di 20 anni per reati legati alla sicurezza nazionale, un procedimento che la comunità internazionale considera emblematico della progressiva erosione delle libertà civili nell’ex colonia britannica. L’annullamento della condanna per frode non modifica in modo sostanziale la sua situazione detentiva, ma rappresenta un segnale inatteso in un sistema giudiziario sempre più allineato alle direttive politiche di Pechino.
I giudici hanno sottolineato che la precedente sentenza non aveva applicato correttamente i criteri necessari per dimostrare l’intenzionalità fraudolenta, un dettaglio tecnico che ha aperto la strada alla revisione del caso. La notizia è stata accolta con cautela dagli attivisti e dagli osservatori internazionali, che vedono nella decisione un’eccezione più che un cambio di rotta. Negli ultimi anni, infatti, Hong Kong ha assistito a un progressivo irrigidimento delle norme e delle prassi giudiziarie, con un numero crescente di oppositori politici, giornalisti e attivisti perseguiti per reati spesso vaghi e difficili da contestare. Per molti, la vicenda di Lai resta il simbolo di una città che ha perso gran parte della sua autonomia e della sua tradizione di libertà civili.



