La Cina ha annunciato nuovi divieti di esportazione che colpiscono direttamente diverse aziende giapponesi, intensificando una disputa commerciale che da mesi alimenta frizioni tra le due principali economie asiatiche. Le restrizioni riguardano materiali considerati “sensibili” da Pechino, tra cui componenti industriali avanzati e tecnologie utilizzate nei settori dell’elettronica e della difesa. Secondo il Ministero del Commercio cinese, i divieti sono motivati da “ragioni di sicurezza nazionale”, una formula che Pechino utilizza sempre più spesso per giustificare misure mirate contro Paesi con cui i rapporti si sono irrigiditi. Tokyo, dal canto suo, ha definito le restrizioni “ingiustificate e dannose per la stabilità delle catene di approvvigionamento globali”, chiedendo un confronto urgente attraverso i canali diplomatici.
Gli analisti vedono nella mossa cinese una risposta diretta alle recenti iniziative del Giappone, che ha rafforzato i controlli sulle esportazioni di semiconduttori e ha intensificato la cooperazione tecnologica con Stati Uniti e Corea del Sud. Le aziende nipponiche colpite — attive nei settori dei magneti ad alte prestazioni, dei materiali rari e delle apparecchiature di precisione — rischiano ora ritardi significativi nella produzione.
Il governo giapponese sta valutando contromisure, mentre le associazioni industriali avvertono che la disputa potrebbe avere effetti a catena su settori chiave come l’automotive e l’elettronica di consumo. Sullo sfondo, resta la competizione strategica tra Cina e Stati Uniti, in cui Tokyo gioca un ruolo sempre più centrale. Per Pechino, i divieti rappresentano un segnale di forza. Per Tokyo, un campanello d’allarme sulla vulnerabilità delle proprie filiere. E per il resto dell’Asia, l’ennesimo episodio di una rivalità economica che continua a espandersi.



