La Francia ha annunciato che convocherà l’ambasciatore statunitense Charles Kushner per protestare contro le dichiarazioni del Dipartimento di Stato sulla morte di Quentin Deranque, il giovane attivista dell’estrema destra francese deceduto dopo una rissa a Lione. La decisione, comunicata dal ministro degli Esteri Jean‑Noël Barrot, segna un nuovo momento di tensione nelle relazioni tra Parigi e Washington. La scintilla è stata una nota del Counterterrorism Bureau del Dipartimento di Stato, che sui social ha definito l’episodio un caso di violenza della sinistra radicale, citando anche informazioni del ministero dell’Interno francese.
Una presa di posizione che il governo francese considera un’ingerenza inaccettabile negli affari interni, soprattutto in un contesto politico già infiammato dalle polemiche attorno all’estrema destra e alla sicurezza urbana. Barrot ha dichiarato che la Francia “rifiuta qualsiasi tentativo di strumentalizzare la tragedia a fini politici”, sottolineando che l’indagine è ancora in corso e che spetta esclusivamente alle autorità francesi stabilire responsabilità e dinamiche. La convocazione dell’ambasciatore, gesto raro ma non senza precedenti, mira a ribadire la linea di fermezza dell’Eliseo. Dagli Stati Uniti, la posizione resta per ora immutata: l’amministrazione Trump ha definito la morte di Deranque un segnale dell’“ascesa del radicalismo di sinistra” in Europa, alimentando un dibattito che rischia di trascendere il caso specifico e di riflettersi sulle già delicate relazioni transatlantiche.
In Francia, intanto, la vicenda continua a polarizzare l’opinione pubblica. E mentre la diplomazia prova a contenere l’incendio, resta evidente quanto un singolo episodio possa trasformarsi in un caso internazionale in un clima politico sempre più teso.



