A New York cresce il malcontento contro il sindaco Zohran Mamdani, accusato da molti residenti di aver rinnegato la sua promessa di rendere la città più accessibile dal punto di vista economico.
Al centro delle polemiche c’è la proposta di aumentare del 9,5% le tasse sulla proprietà, una misura che colpirebbe oltre tre milioni di abitazioni e più di centomila edifici commerciali, secondo quanto riportato dal New York Times e ripreso da diverse testate.
Mamdani ha presentato l’aumento come un’“ultima risorsa” per far fronte al deficit di bilancio, spiegando che preferirebbe tassare maggiormente i cittadini più ricchi e le aziende. Ma la governatrice Kathy Hochul ha finora respinto questa strada, spingendo il sindaco a mettere sul tavolo l’opzione più impopolare. Una scelta che molti newyorkesi considerano un tradimento dello spirito della sua campagna elettorale, incentrata su affitti calmierati, trasporti gratuiti e un modello di città più equo.
Le critiche arrivano soprattutto da chi teme che l’aumento delle tasse sulla proprietà finisca per scaricarsi sugli affitti, già tra i più alti del Paese. Alcuni residenti parlano di “promessa infranta”, ricordando che Mamdani aveva costruito la sua immagine politica sulla lotta al caro-vita e sulla difesa delle famiglie a reddito medio e basso. Anche all’interno del Partito Democratico la proposta ha creato tensioni, con diversi esponenti preoccupati per le ripercussioni politiche in vista delle elezioni di novembre.
Il sindaco, dal canto suo, insiste che senza nuove entrate la città rischia tagli ai servizi essenziali. Ma la percezione diffusa è che la misura colpisca proprio quella fascia di popolazione che Mamdani aveva promesso di proteggere. E mentre il dibattito si accende, New York si ritrova ancora una volta divisa tra ambizioni progressiste e la dura realtà dei conti pubblici.



