Le autorità turche hanno arrestato un giornalista della redazione turca di Deutsche Welle con l’accusa di aver insultato il presidente Recep Tayyip Erdoğan, un reato che in Turchia può comportare fino a quattro anni di carcere. L’arresto, avvenuto sette ore fa secondo quanto riportato dai media internazionali, ha immediatamente sollevato proteste da parte di organizzazioni per i diritti umani e della stessa emittente tedesca, che parla di “atto intimidatorio” e di “attacco diretto alla libertà di stampa”.
Il giornalista, il cui nome non è stato diffuso ufficialmente per ragioni di sicurezza, sarebbe stato fermato dopo la pubblicazione di un commento ritenuto offensivo nei confronti del capo dello Stato.
La polizia ha eseguito un mandato emesso dalla procura di Ankara, che negli ultimi anni ha aperto migliaia di procedimenti simili contro attivisti, oppositori e semplici utenti dei social network. Secondo le ONG, la norma sugli “insulti al presidente” è diventata uno strumento politico per silenziare il dissenso.
Deutsche Welle ha chiesto l’immediato rilascio del suo collaboratore, definendo l’arresto “incompatibile con gli standard democratici” e ricordando che la Turchia continua a occupare posizioni molto basse nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa. Anche il governo tedesco ha espresso “profonda preoccupazione”, invitando Ankara a rispettare gli impegni presi come membro del Consiglio d’Europa.
Il caso arriva in un momento delicato per le relazioni tra Turchia e Unione Europea, già tese per le politiche migratorie e per il crescente autoritarismo interno. L’arresto rischia di diventare un nuovo punto di frizione, alimentando il dibattito sullo stato di diritto nel Paese e sulla possibilità di un ulteriore irrigidimento nei confronti dei media indipendenti. Per ora, il giornalista resta in custodia cautelare in attesa dell’udienza preliminare.



