Il secondo round negoziale tra Ucraina, Russia e Stati Uniti a Ginevra si è chiuso con una fumata grigia. Tutte le parti parlano di progressi, ma i nodi principali rimangono. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riferito di passi avanti sul piano tecnico. “I militari sanno come monitorare un cessate il fuoco e la fine della guerra, a patto che ci sia la necessaria volontà politica”, ha dichiarato, aggiungendo che “in linea di massima è stato raggiunto un accordo su quasi tutto” per quanto riguarda i meccanismi di monitoraggio, che coinvolgeranno anche la parte americana. Ma sul terreno politico restano divergenze, in particolare sulle questioni territoriali. Mosca continua a chiedere garanzie scritte sulla non espansione della Nato verso est, inclusa la revoca formale delle decisioni del vertice di Bucarest del 2008 che aprivano all’adesione di Ucraina e Georgia. “Sul fronte militare ci sono stati progressi, sul fronte politico il dialogo continua”, ha sintetizzato Zelensky, ammettendo che gli incontri sono stati “davvero difficili” e accusando Mosca di voler prolungare il processo. Dal lato russo, il capo delegazione Vladimir Medinsky ha parlato di colloqui “difficili, ma professionali” e ha annunciato che un nuovo round si terrà “a breve”. Il Cremlino invita alla prudenza. “È troppo presto per esprimere valutazioni”, ha dichiarato il portavoce Dmitri Peskov, precisando che il presidente Putin è costantemente aggiornato. Anche l’inviato americano Steve Witkoff ha parlato di “progressi significativi”, sottolineando che le parti hanno concordato di aggiornare i rispettivi leader e continuare il lavoro verso un’intesa. A margine del round negoziale, la delegazione ucraina ha consultato Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Svizzera per coordinare le prossime mosse con gli Stati Uniti.
Diplomazia sotto le bombe
Mentre a Ginevra si discuteva, le bombe continuavano a cadere. Kiev denuncia un attacco notturno con 126 droni russi, circa 80 di tipo Shahed. Secondo l’aeronautica ucraina, un centinaio sarebbero stati neutralizzati, ma 23 hanno colpito quattordici località. A Zaporizhzhia un attacco con droni ha ucciso una donna di 48 anni e ferito sei persone, tra cui due bambine. Mosca afferma di aver intercettato 37 droni ucraini sul proprio territorio e sei sulla Crimea. La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha respinto l’ipotesi di una tregua utile a Kiev per riarmarsi. “Dovranno trovare degli idioti da qualche parte all’interno dei propri confini”, ha detto, accusando i Paesi europei di voler “continuare la carneficina”. Intanto oltre 99.000 persone restano senza elettricità a Odessa, mentre interruzioni si registrano anche nelle regioni di Zaporizhzhia, Dnipropetrovsk e Sumy. La diplomazia russa ha inoltre accusato Kiev di colpire deliberatamente obiettivi civili sul territorio russo, parlando di “attacchi mirati” contro scuole, ospedali e luoghi frequentati da bambini. Accuse respinte da Kiev, che denuncia a sua volta raid russi contro infrastrutture energetiche e aree residenziali.
Frizioni in Europa
Il conflitto si riflette anche sul fronte energetico. La Slovacchia ha dichiarato lo stato di emergenza per l’interruzione del flusso di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba. Il premier Robert Fico ha ipotizzato “ragioni politiche” dietro lo stop e ha avvertito che, se il sospetto di “ricatto politico” fosse confermato, Kiev “perderà gradualmente il nostro sostegno”. Fico ha minacciato di sospendere le forniture di elettricità all’Ucraina. Anche l’Ungheria ha sospeso le forniture di gasolio. Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha accusato Zelensky di mettere “deliberatamente a rischio” la sicurezza energetica ungherese e ha definito “una grande menzogna” l’idea che l’Ucraina stia combattendo per l’Europa. Bratislava ha attivato le riserve strategiche di petrolio dopo oltre due settimane di interruzione del flusso attraverso l’oleodotto Druzhba, mentre Budapest ha collegato esplicitamente la sospensione delle forniture di gasolio alla mancata ripresa del transito del greggio russo.
Nuove sanzioni e tensioni
Zelensky ha annunciato un pacchetto di sanzioni contro il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, accusando Minsk di facilitare gli attacchi russi e di mettere “più di 3.000 aziende” al servizio della guerra. Sul piano internazionale, il premier britannico Keir Starmer ha ribadito in una telefonata con Donald Trump la “condanna dei barbari attacchi contro civili innocenti” e la necessità di una “pace giusta e duratura”. La diplomazia dunque continua, ma tra accuse reciproche, richieste di garanzie sulla non espansione della Nato e scontri sul Donbass, la strada verso un accordo resta stretta. I negoziati proseguiranno. Per ora, la guerra no.



