Gli Stati Uniti intendono schierare un numero maggiore di sistemi missilistici nelle Filippine, una mossa che segna un ulteriore irrigidimento della postura militare americana nel Pacifico e che rischia di alimentare nuove tensioni con la Cina. La decisione, discussa durante gli ultimi incontri bilaterali tra Washington e Manila, rientra nella strategia di deterrenza avanzata che gli Stati Uniti stanno costruendo lungo la cosiddetta “prima catena di isole”, un arco geografico che va dal Giappone all’Indonesia e che rappresenta un punto chiave per contenere l’espansione militare cinese nel Mar Cinese Meridionale. Secondo fonti del Pentagono, i nuovi sistemi includerebbero batterie missilistiche a lungo raggio e capacità di difesa costiera, progettate per rafforzare la protezione delle rotte marittime e aumentare la capacità di risposta in caso di crisi. Le Filippine, che negli ultimi anni hanno riallineato la propria politica estera verso gli Stati Uniti dopo una fase di maggiore ambiguità, hanno concesso l’accesso a nuove basi attraverso l’Enhanced Defense Cooperation Agreement, permettendo a Washington di ampliare la propria presenza militare nel Paese. La Cina ha reagito con durezza, accusando gli Stati Uniti di “militarizzare la regione” e di minare la stabilità del Sud‑Est asiatico. Pechino considera le Filippine un tassello strategico nella disputa sulle acque contese e vede il rafforzamento della cooperazione militare con Washington come una minaccia diretta ai propri interessi. Manila, dal canto suo, sostiene che il dispiegamento è necessario per proteggere la propria sovranità, soprattutto dopo gli incidenti recenti tra navi filippine e unità della guardia costiera cinese nelle acque attorno alle isole contese. La decisione americana arriva in un momento di crescente competizione geopolitica nel Pacifico, con alleanze che si rafforzano e margini di ambiguità sempre più ridotti.



