La morte di un giovane studente durante scontri con la polizia ha riacceso un’ondata di polemiche che sta mettendo sotto pressione l’estrema sinistra francese, accusata da più fronti di alimentare un clima di radicalizzazione. L’incidente, avvenuto durante una manifestazione non autorizzata a sostegno di cause sociali e ambientali, ha scatenato proteste in diverse città, con cortei che chiedono verità e giustizia. Le circostanze della morte restano oggetto di indagine, ma la vicenda ha rapidamente assunto una dimensione politica, diventando terreno di scontro tra governo, opposizione e movimenti giovanili. La France Insoumise, principale forza della gauche radicale, si è schierata immediatamente con i manifestanti, denunciando “violenza di Stato” e chiedendo la sospensione degli agenti coinvolti. Tuttavia, questa posizione ha suscitato critiche anche all’interno della sinistra più moderata, che accusa il partito di Jean‑Luc Mélenchon di strumentalizzare la tragedia e di alimentare una retorica incendiaria. Il governo, dal canto suo, respinge le accuse e difende l’operato delle forze dell’ordine, sottolineando che la manifestazione era degenerata in atti di vandalismo e che gli agenti erano intervenuti per ristabilire l’ordine pubblico. La morte dello studente arriva in un momento già delicato per l’estrema sinistra, che negli ultimi mesi ha visto crescere le tensioni interne e le critiche esterne per la gestione delle proteste sociali. Alcuni analisti sottolineano come la vicenda rischi di isolare ulteriormente il movimento, accentuando la percezione di una forza politica più incline alla mobilitazione di piazza che alla costruzione di alleanze istituzionali. Allo stesso tempo, la rabbia dei giovani e la sfiducia verso le istituzioni potrebbero rafforzare il suo radicamento nei movimenti studenteschi e nei collettivi militanti.



