Secondo la ricerca dell’Osservatorio Evolution Forum Business School, realizzata su più di 1.200 micro e piccoli imprenditori all’inizio del 2026 la principale preoccupazione delle PMI italiane è la difficoltà nel reperire personale qualificato, indicata da oltre quattro imprenditori su dieci: il 43,4% segnala la carenza di lavoratori come timore dominante, davanti al caro vita (38,9%) e alla pressione fiscale dell’Agenzia delle Entrate (25,3%). Pesano meno sul clima delle imprese i fattori geopolitici ed energetici: l’escalation delle guerre è citata dal 13,7% degli intervistati, la burocrazia europea dall’11,6%, il caro energia dall’8,4% e i dazi statunitensi solo dal 4,2%. La pace in Medio Oriente è considerata una buona notizia per la stabilità economica globale dal 48,4% del campione, mentre il 14,7% ritiene che eventuali effetti positivi si vedranno solo nel lungo periodo.
Tra le misure ritenute più urgenti, il 64,3% degli imprenditori indica la detassazione degli aumenti salariali, vista come leva per rendere le aziende più attrattive per i giovani e ridurre il rischio di chiusura. Seguono il taglio dell’Irpef (27,4%), la rottamazione fiscale (26,3%) e una minore tassazione su premi e fringe benefit, richiesta dal 23,4%.
Sul referendum
Quanto al referendum sulla giustizia, oltre la metà delle PMI (53,7%) auspica che contribuisca a risolvere le criticità del sistema, ma il 29,5% ritiene che non avrà effetti concreti sull’attività d’impresa, anche a causa della prevista astensione elettorale.



