Il passaggio a una gestione d’ufficio dell’Assegno Unico rappresenta una svolta significativa nell’azione amministrativa italiana. Dopo anni di procedure farraginose, rinnovi annuali e intermediazioni spesso opache, il sistema INPS evolve verso un modello più razionale e automatico, in cui il cittadino non è costretto a ripresentare ogni anno la stessa istanza. È un passo nella giusta direzione: meno burocrazia, più certezza delle prestazioni.
Continuità del beneficio e responsabilità del cittadino
Il principio della validità in continuità per il 2026 tutela i nuclei familiari già censiti, ma non li esonera dalla responsabilità. Le variazioni del nucleo – nascite, maggiore età, cambiamenti reddituali – restano obblighi informativi essenziali. Qui emerge un punto politico rilevante: uno Stato efficiente presuppone cittadini consapevoli, non passivi beneficiari. Il welfare non può trasformarsi in automatismo cieco.
Rivalutazione e inflazione: tutela necessaria, ma non neutrale
L’adeguamento degli importi all’inflazione, pari all’1,4%, è tecnicamente corretto e socialmente doveroso. Portare la quota massima a 204,4 euro per figlio per le famiglie più fragili risponde a un’esigenza di protezione del potere d’acquisto. Tuttavia, ogni rivalutazione automatica ha un riflesso diretto sulla finanza pubblica: ignorarlo significa alimentare l’illusione che le risorse siano infinite.
Natalità incentivata: scelta giusta, ma serve una visione
Le maggiorazioni per i figli piccoli e per le famiglie numerose vanno nella direzione corretta. In un Paese che invecchia e si spopola, sostenere la natalità non è ideologia, ma interesse nazionale. Il limite, però, è strutturale: i bonus aiutano, ma non sostituiscono politiche fiscali, abitative e lavorative stabili. Senza crescita economica, il welfare resta redistribuzione di una torta che non aumenta.
ISEE: strumento centrale, ma fragile
Il calendario ISEE conferma una criticità nota: l’intero sistema poggia su un indicatore complesso, spesso percepito come tecnocratico. La finestra di recupero degli arretrati entro giugno è una misura di equilibrio, ma segnala anche la difficoltà cronica dello Stato italiano nel conciliare rigore amministrativo e flessibilità sociale. Digitalizzare aiuta, ma non risolve tutto.
Assegno di Inclusione e assistenza condizionata
L’Assegno di Inclusione, con il Patto di Attivazione Digitale, introduce un principio condivisibile: l’assistenza deve essere condizionata, non puramente assistenzialista. È un’impostazione coerente con una visione di destra responsabile, che distingue tra sostegno temporaneo e dipendenza strutturale dallo Stato.
Bonus mamme, NASpI e Carta Acquisti: frammentazione da governare
Il mosaico di bonus – dalle madri lavoratrici alla NASpI, fino alla Carta Acquisti – mostra un welfare iper-frammentato. Ogni misura ha una logica, ma l’insieme rischia di diventare ingestibile e costoso. La vera sfida politica è passare dalla somma di sussidi a un sistema ordinato, sostenibile e orientato al lavoro. Il 2026 segna un miglioramento sul piano amministrativo. Ma la questione decisiva resta politica: uno Stato serio protegge i deboli senza soffocare chi produce. Senza questa bussola, anche il welfare più efficiente diventa un peso strutturale e non uno strumento di crescita nazionale.



