La Corte Suprema della Virginia ha autorizzato lo svolgimento del referendum sulla ridefinizione dei distretti elettorali, respingendo i ricorsi che ne chiedevano il blocco e aprendo la strada a una consultazione che potrebbe modificare in modo significativo la mappa politica dello Stato. La decisione, attesa da settimane, è arrivata dopo un intenso confronto legale incentrato sulla costituzionalità della proposta e sulla legittimità delle firme raccolte per portarla al voto. Il referendum mira a trasferire la responsabilità del redistricting da legislatori e governatore a una commissione indipendente, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il rischio di gerrymandering e garantire distretti più equi. I gruppi contrari sostenevano che il testo fosse ambiguo e che la procedura di raccolta firme avesse violato alcune norme statali. La Corte, tuttavia, ha stabilito che non esistono elementi sufficienti per impedire agli elettori di esprimersi, sottolineando che eventuali criticità potranno essere affrontate solo dopo il voto. La decisione ha immediatamente riacceso il dibattito politico. I sostenitori del referendum parlano di una “vittoria per la democrazia”, convinti che una commissione indipendente possa ridurre la polarizzazione e rafforzare la fiducia nelle istituzioni. I critici, invece, temono che il nuovo sistema possa generare conflitti interni e che la composizione della commissione non garantisca la neutralità promessa. Alcuni esponenti politici hanno accusato la Corte di aver ceduto a pressioni esterne, mentre altri hanno invitato a rispettare il principio secondo cui sono gli elettori a dover decidere. Sul territorio, le organizzazioni civiche si preparano a una campagna intensa, consapevoli che il tema è tecnico ma con implicazioni profonde per la rappresentanza.



