Nel mirino dei consumatori — e dei nutrizionisti — sono finiti i gelati, spesso considerati tra i cibi più calorici da evitare quando si è a dieta. Una diffidenza che, complice il crescente ricorso ai farmaci anti-obesità, ha innescato una discesa dei consumi e acceso un campanello d’allarme per l’industria dolciaria. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Europa oltre il 50% degli adulti è in sovrappeso e circa un adulto su sei è obeso. In Italia, le stime più recenti indicano che oltre il 46% della popolazione adulta presenta un eccesso ponderale. Un contesto che spiega perché la questione peso sia diventata centrale nelle scelte alimentari quotidiane.
Costante caduta di vendite
Secondo le ultime rilevazioni di mercato, le vendite di gelati confezionati hanno registrato nel quarto trimestre una contrazione dei volumi intorno al 3%, un dato inferiore alle attese di crescita del comparto. A soffrire sono stati in particolare i grandi marchi internazionali come Magnum e Ben & Jerry’s, simboli del segmento premium, più esposto a un pubblico adulto e urbano, attento alla linea e alla salute.
Calorie e potere di acquisto
Il mercato globale del gelato vale oltre 70 miliardi di dollari l’anno e continua a crescere nei Paesi emergenti, ma nei mercati maturi il ritmo si sta facendo più incerto. In Italia, dove il consumo pro capite resta tra i più alti d’Europa, la dinamica è influenzata anche dall’andamento climatico e dall’inflazione, che ha inciso sul potere d’acquisto delle famiglie.
Record di farmaci anti-obesità
Tra le cause principali del rallentamento figura il boom dei farmaci anti-obesità di nuova generazione, noti come GLP-1. Molecole come Ozempic (a base di semaglutide) agiscono aumentando il senso di sazietà e riducendo l’appetito. Il risultato? Un calo fisiologico del desiderio di snack, dolci e alimenti ad alta densità calorica. Negli Stati Uniti — mercato guida per il settore — oltre 15 milioni di adulti avrebbero già fatto ricorso a farmaci GLP-1 negli ultimi anni. Alcuni studi indicano che chi segue queste terapie può ridurre l’introito calorico quotidiano tra il 20% e il 30%.
Cambiamento di abitudini
Non si tratta soltanto di una dieta più controllata: è un cambiamento strutturale nelle abitudini di consumo. Gli analisti finanziari osservano con attenzione il fenomeno: se una quota crescente di popolazione riduce stabilmente l’assunzione di cibi indulgenti, l’impatto potrebbe estendersi a tutto il comparto snack e dolciario. Alcune stime parlano di un potenziale effetto negativo tra l’1% e il 2% sulle vendite annuali dei segmenti più calorici, percentuale che su mercati miliardari equivale a centinaia di milioni di euro.
L’effetto sui mercati finanziari
Il calo dei volumi ha generato preoccupazioni tra gli investitori, con ripercussioni sui titoli delle aziende alimentari quotate. Il timore è che l’impatto dei GLP-1 non sia temporaneo ma strutturale, legato a un cambiamento culturale prima ancora che medico. La Borsa tende ad anticipare questi scenari, scontando nelle valutazioni future la possibile contrazione della domanda.
L’industria guarda oltre
Le grandi multinazionali stanno correndo ai ripari. Colossi come Nestlé stanno ampliando l’offerta di prodotti a ridotto contenuto calorico, referenze ad alto contenuto proteico e porzioni più piccole. Cresce anche l’attenzione verso prodotti funzionali e integratori destinati a chi segue percorsi nutrizionali controllati.
Obiettivo meno zuccheri
Parallelamente, il settore investe in ricerca e sviluppo per riformulare ricette con meno zuccheri aggiunti e grassi, senza sacrificare il gusto. Il messaggio è chiaro: non eliminare il piacere, ma adattarlo a una nuova sensibilità.
Un equilibrio da ricostruire
Sebbene il dibattito si concentri oggi sui gelati, la vera questione riguarda l’equilibrio tra innovazione farmaceutica, salute pubblica e industria alimentare. I GLP-1 rappresentano una svolta terapeutica nella lotta all’obesità, ma al tempo stesso stanno ridefinendo le dinamiche di consumo.
Il futuro del settore non sarà probabilmente segnato da un crollo, bensì da una trasformazione.
Intercettare nuovi stili e consumi
Le aziende che sapranno intercettare il nuovo consumatore — più consapevole, orientato al benessere e influenzato dalle prescrizioni mediche — potranno mantenere competitività. In gioco non c’è solo il destino di un cono o di una vaschetta di gelato, ma un intero modello di offerta costruito per decenni sull’idea di indulgenza senza compromessi.



