Il Vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha scatenato un nuovo fronte di polemica invitando gli atleti olimpici statunitensi a “fare il loro sport” e a non “parlare di politica”, un commento che ha immediatamente acceso il dibattito sul ruolo pubblico degli sportivi e sulla libertà di espressione durante gli eventi internazionali. Le sue parole, pronunciate durante un’intervista televisiva, arrivano mentre diversi atleti hanno espresso posizioni su temi sociali e geopolitici, dalla guerra in Medio Oriente ai diritti delle minoranze, attirando l’attenzione dei media e del mondo politico. Vance ha sostenuto che le Olimpiadi dovrebbero essere “un momento di unità nazionale” e non un palcoscenico per “divisioni ideologiche”, aggiungendo che gli atleti rappresentano il Paese e dovrebbero concentrarsi sulle competizioni. Le sue dichiarazioni hanno trovato consenso in una parte dell’elettorato conservatore, che da anni critica l’ingresso di temi politici nello sport professionistico. Ma hanno anche provocato reazioni immediate da parte di organizzazioni per i diritti civili e di alcuni ex olimpionici, che ricordano come la storia dei Giochi sia sempre stata intrecciata con gesti simbolici e battaglie sociali. Diversi commentatori hanno sottolineato che l’invito di Vance si inserisce in un clima politico già polarizzato, in cui ogni dichiarazione pubblica degli atleti viene interpretata come un segnale di appartenenza ideologica. Alcuni democratici hanno accusato il senatore di voler “zittire” voci scomode, mentre altri osservatori hanno evidenziato come la richiesta di “neutralità” sia spesso applicata in modo selettivo, a seconda del contenuto delle opinioni espresse. Il Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti ha ribadito che gli atleti hanno diritto alla libertà di espressione nel rispetto delle regole del CIO, che negli ultimi anni ha allentato alcune restrizioni sui gesti politici purché non interferiscano con le competizioni.



