Il programma franco‑tedesco per lo sviluppo del nuovo caccia europeo di sesta generazione, un progetto da oltre 100 miliardi di euro destinato a sostituire Rafale ed Eurofighter entro il 2040, ha subito un brusco arresto dopo che Dassault Aviation ha annunciato lo stop ai negoziati con Airbus Defence & Space. Il gruppo francese, capofila industriale del progetto FCAS (Future Combat Air System), ha dichiarato che le condizioni poste dai partner tedeschi “non garantiscono un equilibrio industriale accettabile”, congelando di fatto uno dei più ambiziosi programmi di difesa mai avviati in Europa. Secondo fonti vicine al dossier, il nodo centrale riguarda la ripartizione delle responsabilità tecnologiche, in particolare sul sistema di pilotaggio e sull’architettura del velivolo, aree che Dassault rivendica come proprie competenze storiche. Berlino, invece, spinge per una condivisione più ampia dei brevetti e dei processi, sostenendo che un progetto europeo debba basarsi su una cooperazione paritaria. La posizione francese, però, resta ferma: senza un chiaro ruolo di leadership, il gruppo non intende procedere. Lo stallo arriva in un momento delicato per la difesa europea, impegnata a rafforzare le proprie capacità in un contesto internazionale sempre più instabile. Il progetto FCAS era stato presentato come il simbolo di una nuova autonomia strategica europea, capace di competere con i programmi statunitensi e asiatici. Ora, invece, rischia di trasformarsi in un caso emblematico delle difficoltà di integrazione industriale tra i principali Paesi dell’UE. Il governo francese ha espresso “preoccupazione” per l’impasse, invitando le parti a riprendere il dialogo, mentre Berlino si è detta “sorpresa” dalla decisione unilaterale di Dassault.


