È stata una giornata molto emozionante quella vissuta ieri a Montecitorio, dove, alla presenza anche del Capo dello Stato Sergio Mattarella, si è tenuta la celebrazione del Giorno del Ricordo, dedicato alle vittime delle foibe, all’esodo giuliano-dalmata e alle vicende del confine orientale.
La ricorrenza del 10 febbraio richiama ogni anno la memoria delle violenze consumate tra il 1943 e il secondo dopoguerra nelle terre dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, nonché dell’abbandono forzato di centinaia di migliaia di italiani costretti a lasciare le proprie case. Le foibe, è bene ricordare, erano cavità carsiche nelle quali migliaia di persone vennero uccise o gettate, nel contesto delle violenze legate all’occupazione jugoslava e alle tensioni nazionali e ideologiche dell’area. A quei fatti seguì l’esodo giuliano-dalmata, che coinvolse una vasta parte della popolazione italiana residente nei territori passati sotto il controllo della Jugoslavia.
L’importanza della memoria
Il Presidente del Consiglio ha preferito affidare ai social il proprio pensiero: qui ha definito il Giorno del Ricordo come una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina rimasta per decenni segnata da silenzio, oblio e indifferenza. Il Premier ha ricordato i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo e ha ricordato che centinaia di migliaia di italiani scelsero di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità. Ha quindi affermato che la memoria non rappresenta rancore, ma giustizia ed è il fondamento di una memoria condivisa capace di unire la comunità nazionale e orientare le generazioni future.
Il Premier ha ribadito che la Nazione non deve avere paura della verità storica e ha assicurato che l’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata, perché appartiene all’intero Paese e non solo alle popolazioni del confine orientale. Tra le iniziative ricordate, anche il ‘Treno del Ricordo’, pensato per ripercorrere simbolicamente il viaggio degli esuli lungo la penisola. Chi ha invece preso parola nel corso della cerimonia è stato il Presidente della Camera Lorenzo Fontana il quale ha indicato quella vicenda come un monito contro l’odio tra i popoli e contro le conseguenze dei conflitti armati, per poi richiamare la responsabilità collettiva di costruire una società priva di discriminazioni e intolleranza da consegnare alle giovani generazioni.
Il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha sottolineato la necessità di ricordare e tramandare e di rinnovare la richiesta di perdono per il silenzio che per anni ha avvolto quelle vicende e definendo il ricordo un atto di verità, amore e giustizia non più rinviabile.
Il Vicepremier Antonio Tajani ha collegato l’istituzione della giornata del 10 febbraio alla decisione assunta nel 2004 di dedicare una ricorrenza alle vittime delle foibe, indicando nel ricordo la base di ogni percorso di riconciliazione. Ha parlato di una violenza volta a colpire gli italiani del confine orientale e ha ribadito l’impegno dell’Italia per la pace e il dialogo in un contesto internazionale segnato da nuovi conflitti, sottolineando che solo attraverso la memoria il sacrificio delle vittime e la sofferenza degli esuli possono trovare un significato condiviso.
Altri messaggi
Messaggi analoghi sono arrivati da altre istituzioni e rappresentanze sociali. La Regione Campania ha disposto l’esposizione delle bandiere a mezz’asta nelle sedi istituzionalianche per richiamare il dovere di coltivare e trasmettere la memoria delle violenze e delle persecuzioni subite dalle popolazioni del confine orientale. La Segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola ha indicato il ricordo come un atto di giustizia verso le vittime e un impegno morale per riaffermare dignità e libertà.
Il Ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha parlato di dovere verso la verità storica e verso le giovani generazioni, mentre il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha sottolineato il ruolo della scuola nella conoscenza di quei fatti e nella formazione civile degli studenti. Richiami alla memoria come condizione di giustizia, consapevolezza e pace sono giunti anche da esponenti parlamentari e politici, tra cui Maurizio Lupi, Maurizio Gasparri e il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.



