Il governo etiope ha chiesto ufficialmente all’Eritrea di ritirare le proprie truppe dispiegate lungo il confine settentrionale, definendo la presenza militare di Asmara “una minaccia alla stabilità regionale”. La richiesta, riportata dai media statali etiopi, arriva in un momento di crescente incertezza nel Corno d’Africa, dove gli equilibri politici e di sicurezza restano fragili dopo anni di conflitti, alleanze mutevoli e tensioni irrisolte. Secondo Addis Abeba, le forze eritree avrebbero intensificato le attività nelle ultime settimane, con movimenti di truppe e mezzi che hanno allarmato le autorità locali e la popolazione civile nelle regioni di confine. Il governo etiope sostiene che tali operazioni violino gli accordi informali di de‑escalation raggiunti dopo la fine del conflitto nel Tigray, durante il quale l’Eritrea aveva sostenuto militarmente l’esercito federale etiope. La presenza continuativa delle truppe eritree, afferma Addis Abeba, rischia ora di alimentare nuove tensioni in aree già provate da anni di instabilità. Asmara, come spesso accade nelle crisi diplomatiche della regione, non ha rilasciato commenti immediati. L’Eritrea mantiene una delle politiche estere più riservate del continente e raramente risponde pubblicamente alle accuse dei Paesi vicini. Tuttavia, fonti diplomatiche regionali riferiscono che il governo eritreo considera la situazione al confine “sotto controllo” e non ritiene necessario alcun ritiro immediato. La comunità internazionale osserva con attenzione. L’Unione Africana ha invitato entrambe le parti alla moderazione, mentre diversi partner occidentali temono che un deterioramento dei rapporti possa compromettere gli sforzi di stabilizzazione avviati dopo il conflitto nel Tigray. Le organizzazioni umanitarie, intanto, segnalano che le tensioni stanno ostacolando l’accesso alle comunità più vulnerabili, già colpite da siccità e insicurezza alimentare.



