Il sindaco di Tequila, nello Stato di Jalisco, è finito al centro di un’inchiesta che sta scuotendo l’intera regione: secondo la procura locale, avrebbe estorto denaro a diverse aziende produttrici di tequila in cambio di permessi, agevolazioni amministrative e protezione da controlli municipali. L’indagine, avviata dopo una serie di denunce anonime, ha portato al sequestro di documenti e dispositivi elettronici negli uffici del municipio e nella residenza del primo cittadino, che nega ogni addebito.
Le autorità sostengono che il sindaco avrebbe richiesto pagamenti ricorrenti a distillerie grandi e piccole, sfruttando il peso economico del settore nella regione. Tequila, patrimonio dell’UNESCO e cuore della produzione dell’omonico distillato, vive quasi interamente dell’industria che porta il suo nome: un ecosistema fatto di aziende storiche, marchi internazionali e centinaia di piccoli produttori che dipendono dalle autorizzazioni municipali per operare. Proprio questa dipendenza, secondo gli inquirenti, avrebbe creato il terreno per un sistema di pressioni e favori.
La notizia ha provocato reazioni immediate. L’associazione dei produttori di tequila ha espresso “profonda preoccupazione” e ha chiesto un’indagine trasparente, mentre alcuni imprenditori locali hanno confermato, sotto anonimato, di aver ricevuto richieste di denaro negli ultimi mesi.
Il governatore di Jalisco ha definito le accuse “gravi e inaccettabili”, assicurando che il governo statale collaborerà con la procura per fare piena luce sulla vicenda. Nel frattempo, a Tequila cresce il malcontento.
La città, che negli ultimi anni ha visto un boom turistico grazie alle rotte del mezcal e ai tour nelle distillerie, teme ripercussioni sulla propria immagine internazionale. Nei bar e nelle piazze del centro storico, molti residenti parlano di un clima di sfiducia che rischia di danneggiare un settore già messo alla prova dalla concorrenza globale e dalle fluttuazioni del mercato.



