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Iran-Usa, spiragli di dialogo sul nucleare ma Teheran non cede su missili e uranio

sabato, 7 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

I primi colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran, ospitati in Oman, hanno prodotto segnali di disponibilità al dialogo sul dossier nucleare, senza però intaccare i nodi centrali che continuano a dividere le due parti.
Da Teheran il messaggio è netto. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato la disponibilità a un’intesa definita “rassicurante” sul programma nucleare, ma ha escluso qualsiasi apertura sul fronte missilistico. “La difesa non è negoziabile, né ora né in futuro”, ha ribadito, chiarendo che il sistema di missili balistici resta fuori da ogni possibile trattativa. Allo stesso tempo, l’Iran ha escluso di rinunciare alle proprie scorte di uranio arricchito, considerate una leva strategica imprescindibile.
I colloqui, mediati da Muscat, si sono chiusi con una valutazione prudente ma positiva da parte omanita, che ha parlato di incontri “seri”. Non è stata ancora fissata una data per il prossimo round, ma entrambe le delegazioni concordano sulla necessità di una rapida ripresa del dialogo. Secondo Araghchi, l’intesa sui tempi è già maturata, anche se restano da definire i dettagli logistici.

Piano militare

Sul piano militare, il ministro iraniano ha lanciato un avvertimento diretto a Washington. In caso di attacco statunitense, ha dichiarato, Teheran risponderebbe colpendo le basi americane presenti nella regione. Un messaggio che rafforza il clima di deterrenza reciproca mentre nel Golfo resta schierata una significativa presenza navale statunitense.
Da parte americana, il presidente Donald Trump ha alternato toni concilianti e pressione economica. Dopo aver firmato un ordine esecutivo che apre alla possibilità di nuovi dazi contro i Paesi che continuano a commerciare con l’Iran, Trump ha definito i colloqui “molto positivi”, sostenendo che Teheran sarebbe realmente interessata a un accordo. Il provvedimento consente all’amministrazione di imporre tariffe anche elevate, fino al 25 per cento, sui beni importati da Stati che intrattengono relazioni commerciali con l’Iran, con potenziali ripercussioni su partner come Turchia, Emirati Arabi Uniti, Germania e Russia.
Il doppio binario negoziati-pressioni resta dunque il cardine della strategia statunitense. Trump ha ribadito che l’obiettivo resta impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari, lasciando però intendere che “c’è tempo per un accordo” e annunciando un nuovo incontro già nei prossimi giorni.
Sul piano regionale, la possibile ripresa del dialogo non allenta le tensioni con Israele. Da ambienti politici e militari israeliani continuano a filtrare valutazioni sulla necessità di un’azione “di grande portata” per fermare il programma nucleare iraniano, segno che lo scenario resta instabile nonostante il canale diplomatico riaperto.
In parallelo, all’interno dell’Iran il clima resta segnato dalle ferite delle proteste degli ultimi anni. Il cantante Shervin Hajipour, già simbolo della mobilitazione dopo la morte di Mahsa Amini, ha pubblicato un nuovo brano dedicato alle vittime della repressione. Un gesto che riporta al centro il costo umano delle tensioni politiche e sociali, mentre la leadership iraniana tenta di negoziare all’esterno senza concedere aperture sostanziali sul fronte interno.

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