La virata decisa di Stellantis verso l’elettrico presenta il conto: il gruppo automobilistico ha chiuso l’ultimo trimestre con risultati inferiori alle attese, scatenando un’ondata di vendite in Borsa che ha bruciato 5,9 miliardi di euro di capitalizzazione in poche ore. Gli investitori hanno reagito con nervosismo ai margini operativi in calo e ai costi crescenti legati alla riconversione industriale, in un mercato globale che continua a mostrare segnali contrastanti sulla domanda di veicoli a batteria. Secondo le comunicazioni societarie, l’aumento delle spese per ricerca, produzione e adeguamento degli impianti ha inciso più del previsto sui conti, mentre le vendite di modelli elettrici non hanno ancora raggiunto i volumi necessari a compensare la flessione dei motori tradizionali. A pesare è anche la concorrenza cinese, sempre più aggressiva sul fronte dei prezzi, e un rallentamento della domanda in Europa, dove gli incentivi pubblici stanno diminuendo e i consumatori restano cauti. Il titolo è scivolato bruscamente alla riapertura dei mercati, trascinando con sé l’intero comparto automotive europeo. Gli analisti parlano di “una fase di transizione più lunga e costosa del previsto”, sottolineando come Stellantis si trovi ora a dover bilanciare investimenti massicci con la necessità di mantenere redditività e fiducia degli azionisti. Il management ha ribadito la volontà di proseguire sulla strada dell’elettrificazione, definendola “irreversibile” e strategica per la competitività futura del gruppo. Ma il tonfo in Borsa evidenzia quanto il percorso resti accidentato: tra incertezze normative, oscillazioni della domanda e pressioni sui costi, la trasformazione industriale richiede una tenuta finanziaria che il mercato, almeno per ora, sembra mettere alla prova.



