Il settore turistico statunitense chiude il 2025 con un dato che preoccupa analisti e operatori: gli arrivi internazionali sono diminuiti di circa 11 milioni rispetto alle previsioni formulate all’inizio dell’anno. Un calo che pesa su un’industria da centinaia di miliardi di dollari e che riflette un cambiamento significativo nella percezione degli Stati Uniti come destinazione di viaggio. Secondo le principali associazioni del comparto, la flessione è legata a una combinazione di fattori: l’aumento dei costi di viaggio, l’incertezza economica globale e, soprattutto, la crescente sensazione di insicurezza avvertita da molti turisti stranieri. Diversi operatori europei e asiatici segnalano un rallentamento delle prenotazioni verso le grandi città americane, con un numero crescente di viaggiatori che preferisce mete considerate più stabili o più semplici da raggiungere dal punto di vista burocratico. Le nuove procedure di controllo alle frontiere, percepite come più rigide e imprevedibili, hanno contribuito a scoraggiare una parte dei visitatori occasionali. Anche il clima politico interno, spesso al centro dell’attenzione mediatica internazionale, viene indicato dagli analisti come un elemento che ha influito sulla reputazione del Paese presso il pubblico globale. Le conseguenze economiche non sono marginali: hotel, compagnie aeree, ristorazione e attrazioni culturali registrano un calo dei ricavi, mentre alcune città stanno rivedendo al ribasso le previsioni di bilancio legate all’indotto turistico. Per contrastare la tendenza, diversi enti locali hanno avviato campagne di promozione mirate e accordi con vettori internazionali, ma gli esperti avvertono che recuperare la fiducia dei viaggiatori richiederà tempo.



