In Giappone è scoppiata quella che i media locali hanno già ribattezzato “Sana‑mania”: un’ondata di entusiasmo popolare attorno a Sanae Takaichi, figura di punta dell’ala ultraconservatrice del Partito Liberal Democratico (LDP), che secondo gli analisti dovrebbe assicurarsi una vittoria netta nelle imminenti elezioni interne al partito. Un risultato che, di fatto, la proietterebbe verso la guida del governo. La popolarità di Takaichi è cresciuta rapidamente nelle ultime settimane, alimentata da una campagna mediatica aggressiva, da un’immagine di fermezza e da un linguaggio diretto che ha conquistato una parte dell’elettorato più tradizionalista. Sui social, video, slogan e merchandising dedicati alla candidata stanno circolando a ritmo incessante, trasformando la competizione politica in un fenomeno culturale. Dietro l’entusiasmo, però, si nasconde un Paese profondamente diviso. Takaichi è nota per le sue posizioni dure sulla sicurezza nazionale, per la linea intransigente nei confronti della Cina e per la volontà di rafforzare i poteri dell’esecutivo. I suoi critici temono un ulteriore spostamento a destra del Giappone, soprattutto su temi come la revisione della Costituzione pacifista e il ruolo delle forze armate. All’interno dell’LDP, molti considerano ormai inevitabile la sua affermazione. I rivali appaiono in difficoltà, incapaci di contrastare un’ondata di sostegno che ha superato le aspettative anche dei suoi stessi alleati. Secondo osservatori politici, la sua probabile vittoria riflette non solo il peso dell’ala conservatrice del partito, ma anche il desiderio di una parte dell’opinione pubblica di vedere un leader più assertivo in un contesto regionale sempre più instabile. La “Sana‑mania”, tuttavia, non è priva di rischi. Alcuni analisti avvertono che l’eccessiva personalizzazione della campagna potrebbe polarizzare ulteriormente il dibattito politico, mentre altri sottolineano che l’entusiasmo online non sempre si traduce in consenso duraturo.



