Keir Starmer si trova al centro di una tempesta politica dopo che sono emerse nuove rivelazioni sui rapporti tra un ex ambasciatore britannico — oggi figura vicina al Partito Laburista — e Jeffrey Epstein, il finanziere morto in carcere nel 2019 mentre attendeva processo per traffico sessuale di minori. La vicenda, rilanciata da media e opposizione, sta mettendo sotto pressione il leader laburista, chiamato a chiarire la natura dei rapporti e il ruolo dell’ex diplomatico all’interno della sua rete di consiglieri. Secondo le ricostruzioni, l’ex ambasciatore avrebbe partecipato a diversi incontri con Epstein negli anni precedenti allo scandalo, quando il finanziere era già stato condannato per reati sessuali. Pur non essendo accusato di alcun illecito, la sua vicinanza a Starmer ha sollevato interrogativi sulla trasparenza e sui criteri di selezione delle figure che orbitano attorno alla leadership laburista. L’opposizione ha colto l’occasione per attaccare Starmer, accusandolo di aver ignorato segnali d’allarme e di non aver preso le distanze in modo tempestivo. Alcuni deputati conservatori parlano di “giudizio compromesso”, mentre commentatori politici sottolineano come il caso rischi di offuscare l’immagine di rigore etico che Starmer ha cercato di costruire negli ultimi anni. Il leader laburista ha respinto le critiche, definendo la vicenda “un tentativo di distrazione” e ribadendo che nessun membro del suo team è coinvolto in comportamenti impropri. Fonti interne al partito affermano che l’ex ambasciatore non ricopra ruoli formali e che la sua presenza in alcuni incontri pubblici sia stata “puramente occasionale”. Nonostante le spiegazioni, la pressione non accenna a diminuire. Analisti politici osservano che il caso Epstein, per la sua natura altamente sensibile, tende a riaccendere sospetti e polemiche anche in assenza di accuse dirette.



