La giornata odierna segna la scadenza del New START, l’ultimo trattato bilaterale tra Stati Uniti e Russia che limitava gli arsenali nucleari strategici delle due potenze, detentrici complessivamente di circa il 90% delle armi nucleari esistenti nel mondo. Ed è chiaro che la fine di questo accordo apre una fase di forte incertezza per l’architettura internazionale di controllo degli armamenti.
Ma cosa è il New START per la precisione? Firmato nel 2010 e prorogato nel 2021 per ulteriori cinque anni, rappresentava l’evoluzione del primo START del luglio 1991, concluso poco prima del crollo dell’Unione Sovietica. L’intesa fissava limiti precisi: massimo 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate, 700 vettori operativi (tra missili balistici intercontinentali, missili lanciati da sottomarini e bombardieri pesanti) e 800 vettori complessivi tra schierati e non schierati. Prevedeva inoltre articolati meccanismi di trasparenza e verifica, basati su scambi di dati e ispezioni in loco, con l’obiettivo di ridurre il rischio di incomprensioni tra le due potenze.
La preoccupazione
Il mancato rinnovo suscita “importanti preoccupazioni a livello internazionale” ha detto il Presidente della Croce Rossa Italiana Rosario Valastro, anche perché così si è segnata una una rottura significativa in oltre cinquant’anni di controllo bilaterale degli armamenti nucleari e aumentando il rischio di una nuova corsa al riarmo. Uno scenario reso ancora più critico dall’evoluzione dei conflitti contemporanei e dall’intensità della violenza in diversi teatri di guerra. E così la Croce Rossa Italiana, attraverso la campagna di advocacy ‘Nuclear Experience’, ribadisce la necessità di rilanciare con decisione il percorso verso un mondo libero da armi nucleari, indicato come unica prospettiva in grado di garantire sicurezza e sostenibilità nel lungo periodo.



