Si terranno domani mattina a Muscat, in Oman, i nuovi colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran, un appuntamento che arriva in un momento di forte tensione regionale e con un linguaggio sempre più duro da parte di Washington.
Il governo omanita, da anni mediatore discreto tra i due Paesi, ha confermato che le delegazioni sono attese nella capitale già nelle prossime ore, con l’obiettivo dichiarato di riaprire un canale di comunicazione dopo mesi di stallo. Secondo fonti diplomatiche, i colloqui si concentreranno su tre dossier principali: il programma nucleare iraniano, la sicurezza nel Golfo e la gestione delle milizie alleate di Teheran in Medio Oriente.
Gli Stati Uniti puntano a ottenere garanzie sulla riduzione dell’arricchimento dell’uranio e sulla de‑escalation nelle aree di crisi, mentre l’Iran chiede l’alleggerimento delle sanzioni economiche che stanno mettendo sotto pressione la sua economia. Alla vigilia dell’incontro, il clima si è ulteriormente surriscaldato dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha affermato che la guida suprema iraniana, Ali Khamenei, “dovrebbe essere molto preoccupato”. Un messaggio che, secondo analisti internazionali, mira a esercitare pressione negoziale ma rischia di irrigidire ulteriormente la posizione di Teheran.
L’Iran, dal canto suo, ha definito le parole di Trump “provocatorie” e ha ribadito che non accetterà “minacce o imposizioni”. Nonostante le tensioni, Oman e altri attori regionali vedono nei colloqui un’opportunità per evitare un’escalation più ampia. Negli ultimi mesi, incidenti nel Golfo, attacchi contro navi commerciali e scontri tra milizie hanno alimentato il timore di un conflitto aperto. Per questo, la comunità internazionale guarda con attenzione all’incontro di Muscat, considerato un banco di prova per capire se Washington e Teheran siano ancora disposte a mantenere un minimo di dialogo.



