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Addio a Frakta: l’iconica borsa blu di Ikea

venerdì, 30 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Da oggetto tecnico a simbolo del design democratico europeo.

C’è un oggetto che, più di molti altri, racconta la vita quotidiana europea degli ultimi trent’anni. Non è un capo di design, né un’icona firmata. È una borsa. Blu, enorme, frusciante. Si chiama Frakta e nasce alla fine degli anni Ottanta da un’intuizione semplicissima di IKEA: rendere il trasporto delle cose facile, economico, democratico.

La Frakta, in origine, non doveva diventare nulla di memorabile. Era pensata come una borsa di servizio, un accessorio tecnico destinato a durare poco e a costare pochissimo. Proprio per questo, durante la fase di progettazione, l’attenzione non fu rivolta all’estetica ma alla resistenza. Secondo un aneddoto ormai diventato parte della sua storia, tra i test di robustezza ci fu anche una prova tanto semplice quanto eloquente: la borsa doveva essere in grado di sollevare una persona di circa 50 kg senza cedere. Un modo diretto, quasi brutale, per verificare che potesse reggere qualsiasi uso quotidiano.

Il materiale scelto — polipropilene intrecciato, lo stesso dei sacchi industriali — fa il resto. La Frakta è leggera, impermeabile e sorprendentemente solida. A dispetto del prezzo simbolico, diventa famosa proprio per la sua capacità di sopportare carichi improbabili: libri, bottiglie, attrezzi, oggetti da trasloco. Chiunque ne abbia avuta una, prima o poi, l’ha caricata ben oltre il “consigliabile”.

Ma la sua vera forza è che esce subito dal perimetro di IKEA. Diventa borsa per la spesa, per il bucato, per il mare, per le cantine, per i traslochi improvvisati. È la borsa delle nonne e degli studenti, dei mercati rionali e degli atelier d’artista. Non ha status, non ha genere, non ha età. Funziona.

Finché, a un certo punto, diventa visibile per tutti

Nel 2017 la Frakta entra improvvisamente nel mondo della moda, quando Balenciaga presenta una borsa in pelle blu sorprendentemente simile per forma e dimensioni. IKEA risponde con una campagna ironica diventata virale: “Come riconoscere una Frakta originale: la scuoti, se fruscia è vera. Costa meno di un euro. Si porta tutto.” Un raro cortocircuito culturale in cui il design popolare risponde al lusso con disarmante autoironia.

Da lì in poi la Frakta smette definitivamente di essere solo una borsa. Diventa oggetto pop, citazione visiva, riferimento culturale. Nascono versioni speciali: arcobaleno per il Pride, nere, mini, edizioni limitate che oggi, paradossalmente, vengono persino collezionate. In Giappone è spesso citata come esempio di design occidentale intelligente: anti-estetico ma funzionale, così semplice da risultare inevitabile.

Ora, però, qualcosa sta per cambiare

IKEA ha annunciato che ad aprile la Frakta storica verrà ritirata, per essere sostituita da una nuova versione. Materiali ripensati, maggiore attenzione alla sostenibilità, una borsa figlia di un tempo diverso, più consapevole sul piano ambientale. Un’evoluzione coerente, ma che segna comunque la fine di un’epoca.

La Frakta originale non scomparirà davvero: continuerà a vivere nelle cantine, nei garage, nelle case di vacanza, carica di oggetti e di storie. Ma smetterà di essere prodotta nella sua forma storica. E come spesso accade con gli oggetti più umili, ce ne accorgeremo solo quando non la vedremo più accatastata all’ingresso del negozio.

Forse è questo il suo vero lascito: aver dimostrato che il design più duraturo non è quello che si fa notare, ma quello che accompagna le nostre vite. Una borsa capace di contenere mobili, panni, libri, ricordi. E, almeno una volta, persino una persona.

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